Testimonianze

I bambini del Pedro Arrupe vanno a scuola

Yosof, ha 11 anni, viene dall’Afghanistan ed è in Italia da quasi un anno con i genitori e due sorelline.

Come hai fatto a imparare così bene l’italiano?
Prima abbiamo studiato tanto, con le maestre…abbiamo studiato tanto e abbiamo imparato! Come dice la mia maestra: “Se studi, impari”.

Che classe frequenti?
La quarta, anche se al mio paese avrei frequentato la prima media.

Come va con gli altri bambini?
Bene. Certo, alcuni dicono: “non giocare con noi, perché sei di un altro paese”, ma con altri siamo diventati molto amici. Ad esempio c’è un bambino rumeno molto mio amico, un altro della Polonia che si chiama Luca, un altro italiano… tanti.

Ti ricordi il primo giorno di scuola, com’è stato?
Sì… il primo giorno di scuola sono entrato, non sapevo scrivere, mamma mia! Non ci riuscivo, poi la maestra ha scritto delle lettere maiuscole e allora ci sono riuscito. Poi però ho scritto molto bene.

Cosa ti piace fare a scuola?
Di tutto, ma soprattutto storia. In questi giorni abbiamo parlato della religione musulmana e la maestra mi ha chiesto di parlare della mia religione ai compagni. Alcuni non sapevano niente dell’Islam e io ho spiegato tante cose e alla fine facevano domande.

Il commento di un’insegnante. La professoressa Fiorella Gentili insegna presso la scuola media statale “Majorana”, dove sono iscritti alcuni bambini ospiti del centro P. Arrupe.

Come giudica l’inserimento dei bambini del Centro P. Arrupe a scuola?
Più che soddisfacente. All’inizio c’è stata qualche difficoltà, ma ora sono parte integrante della classe, frequentano regolarmente le lezioni e tutte le altre attività, comprese le escursioni. Hanno raggiunto un buon livello di apprendimento, comprendono bene la lingua  e anche nella scrittura ci sono stati notevoli progressi.

Quali sono le principali difficoltà?
A parte la lingua, le maggiori difficoltà riguardano il vissuto extra scolastico. Le loro famiglie si trovano in condizioni di instabilità sociale e i minori hanno vissuto situazioni forti per la loro età. La precarietà della loro situazione si ripercuote negativamente un po’ su tutto.

Com’è il rapporto con gli altri bambini?
Buono con tutti. Possiamo affermare che oggi i bambini accettano le differenze culturali, le vivono con curiosità e non come qualcosa che interferisce nei rapporti interpersonali.

La scuola come affronta la presenza di bambini stranieri?
Ci stiamo muovendo in due direzioni. Cerchiamo di rafforzare la capacità comunicativa, con corsi di lingua italiana. Parallelamente siamo attenti ad introdurre nel programma scolastico i contenuti sulla diversità delle culture, spesso facendoci aiutare dai bambini stessi. Su questo versante sono stati organizzati incontri con i genitori, per creare occasioni di confronto e conoscenza anche per loro.