Lettere contro la guerra

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di Tiziano Terzani

TEA, 2008

La trama
Lettere contro la guerra è una raccolta di sette lettere scritte tra il 14 settembre 2001 e il 17 gennaio 2002, alcune inedite, altre pubblicate sul Corriere della Sera, attraverso cui Tiziano Terzani fa sentire la sua voce in nome della pace tra Oriente e Occidente.
Da Kabul, Peshawar, Quetta, Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo rifugio sull’Himalaya, le lettere hanno l’intento di approfondire la conoscenza del mondo musulmano e della cultura orientale in rapporto al mondo occidentale, al di là dei pregiudizi e delle facili generalizzazioni.
Rappresentano inoltre un forte invito alla pace, vista come l’unica via d’uscita dalla spirale dell’odio, dell’intolleranza e della discriminazione.

Un brano
“Possibile che per proteggere il nostro modo di vivere si debbano fare milioni di rifugiati, si debbano fa morire donne e bambini? Per favore, vuole spiegarmi qualcuno esperto in definizioni che differenza c’è fra l’innocenza di un bambino morto al World Trade Center e quella di un morto sotto le nostre bombe a Kabul?
La verità è che quelli di New York sono i «nostri bambini», quelli di Kabul invece, come gli altri 100.000 bambini afgani che, secondo l’UNICEF, moriranno quest’inverno se non arrivano subito i rifornimenti, sono i bambini «loro». E quei bambini loro non ci interessano più. Non si può, ogni sera, all’ora di cena vedere alla televisione un piccolo moccioso afgano che aspetta di avere un pagnotta. Lo si è già visto tante volte; non fa più spettacolo. Anche a questa guerra ci siamo abituati. Non fa più notizia e i giornali richiamano i loro corrispondenti, tagliano sui collegamenti via satellite dai tetti degli alberghi a cinque stelle di Islamabad. Il circo va altrove, cerca altre storie, l’attenzione è già stata anche troppa” (pp. 72 – 73).

L’autore
Tiziano Terzani nasce a Firenze nel 1938. Nel 1971, da giornalista, si stabilisce a Singapore con i figli e la moglie (la scrittrice tedesca Angela Staude) e comincia a collaborare con il settimanale tedesco Der Spiegel come corrispondente dall’Asia (una collaborazione trentennale, durante la quale Terzani scriverà anche per La Repubblica, prima, e per il Corriere della Sera, poi).
Nel 1973 pubblica il suo primo libro: Pelle di leopardo (Longanesi 1973), dedicato alla guerra in Vietnam. Nel 1975, rimasto a Saigon insieme con pochi altri giornalisti, assiste alla presa del potere da parte dei comunisti, e da questa esperienza ricava Giai Phong! La liberazione di Saigon (Longanesi 1976).
Nel 1979, dopo quattro anni a Hong Kong, si trasferisce a Pechino. Il soggiorno in Cina si conclude nel 1984, quando viene arrestato per attività controrivoluzionaria e successivamente espulso. L’esperienza cinese e il suo drammatico epilogo, danno origine a La porta proibita (Longanesi 1985).
Nell’agosto del 1991, in Siberia, apprende la notizia del golpe anti-Gorbacëv e decide di raggiungere Mosca. Il lungo viaggio diventerà poi Buonanotte, signor Lenin (Longanesi 1992), una importante testimonianza del crollo dell’impero sovietico.
Nel 1998, da Nuova Dehli, pubblica In Asia (Longanesi 1998), un libro a metà tra reportage e racconto autobiografico, che ripercorre la storia asiatica degli ultimi trent’anni.
Nel 2002 interviene nel dibattito sull’attentato terroristico alle torri gemelle con Lettere contro la guerra (Longanesi 2002). Due anni dopo esce Un altro giro di giostra (Longanesi 2004), per raccontare il suo ultimo viaggio: quello attraverso la malattia.
Terzani muore nel 2004. Nel 2006 esce La fine è il mio inizio (Longanesi 2006), il suo ultimo libro in cui racconta al figlio Folco una vita trascorsa in viaggio in cerca di verità. Nel 2008 esce Fantasmi. Dispacci dalla Cambogia (Longanesi 2008), una raccolta di articoli sul periodo cambogiano, a cura della moglie.

Per riflettere, per discutere
Il libro inizia dal racconto di un giorno anonimo, che il mondo ha trascorso nell’inconsapevolezza di trovarsi alla vigilia di un disastro di proporzioni colossali. Quel lontano 10 settembre 2001, un giorno qualunque, ha rappresentato il momento più alto raggiunto da una civiltà, per quanto imperfetta. Dal giorno dopo, 11 settembre, tutto, sul fronte dei diritti civili e della libertà personale, è andato via via peggiorando. Ciò nonostante, lo choc provocato dagli attentati avrebbe ancora potuto rappresentare, Terzani lo ha sperato, un’opportunità di cambiamento, se il mondo avesse capito. Da tempo infatti qualcosa non funziona nell’atteggiamento occidentale nei confronti delle altre culture. La mancata pacificazione della Palestina, il rifiuto americano di impegnarsi sul protocollo di Kyoto sull’ambiente e ancora il rifiuto di Usa e Israele di riconoscere una Corte mondiale che giudichi i crimini di guerra sono alcuni tra i tanti segni inequivocabili.

A un mese di distanza dagli attentati si poteva già affermare che ancora una volta, invece di confrontarsi sul piano della razionalità, si era scelta la forza; invece di uno sviluppo sostenibile si era scelto il petrolio; invece della convivenza civile si era scelta la guerra.

Già dalle prime pagine di Lettere contro la guerra si comprende come Terzani abbia voluto rispondere all’intolleranza e all’ipocrisia che hanno seguito l’ecatombe di New York, ricordando che il problema del terrorismo non si risolve uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali, perché niente nella storia umana è semplice da spiegare. E anche l’attacco alle Torri Gemelle è il risultato di tanti e complessi fatti antecedenti, non un semplicistico “attacco alla libertà e alla democrazia occidentale”.

Le lettere contenute nel libro sono scritte da un cronista che ha viaggiato per tutta la vita, che ha sempre creduto nella non-violenza come unica possibile via d’uscita dall’odio.

 

Per approfondire
L’Afghanistan, nella storia, si è trovato spesso al centro di interessi internazionali e spesso dell’odio e delle vendette terribili di qualcuno: Gengiz Khan nel 1221; gli inglesi nel 1842; ancora gli inglesi nel 1921; e di recente gli americani, che hanno bombardato a tappeto da un’altezza di 10.000 metri, spianato i siti archeologici, cambiato i connotati alle montagne e colpito villaggi inevitabilmente popolati da civili. Negli ultimi anni la produzione letteraria e cinematografica sull’Afghanistan è aumentata esponenzialmente. Il caso letterario Il Cacciatore di Aquiloni (Piemme 2004) ha dato il via con il suo inaspettato successo ad un vero e proprio filone di genere.

Raccogliere una bibliografia e una filmografia completa sull’argomento può essere l’occasione per organizzare in classe un’ attività di cineforum da proporre alla classe o una collezione di recensioni di libri da pubblicare sul giornalino o il sito della scuola.

Lettere contro la guerra è un libro che parla di pace, che smuove le coscienze con un viaggio che ci fa incontrare Einstein, Freud, Gandhi, che ci ricorda il preambolo della costituzione dell’UNESCO: “Le guerre cominciano nella mente degli uomini ed è nella mente degli uomini che bisogna costruire la difesa della pace”.
Attraverso la lettura del libro si possono individuare le fonti citate da Terzani e studiarne il messaggio di pace che contengono.
Nel libro sono facilmente rinvenibili molti “riferimenti esterni”: da figure storiche del passato a convenzioni internazionali, da giornalisti e scrittori contemporanei a medici e operatori umanitari che si impegnano ogni giorno per salvare vite umane laddove la guerra non lascia speranze.
La ricerca può essere oggetto di una tesina o di un lavoro finale da presentare in classe.

Nei panni dei rifugiati: scheda 1.

6 marzo 2014