Dossier Idos sull’immigrazione: un “annus horribilis”

Presentato a Roma e in tutte le Regioni e Province autonome italiane la 29esima edizione del Dossier Statistico Immigrazione 2019, redatto da Idos con il partenariato con il Centro studi della rivista Confronti, una fotografia della situazione dei migranti nel nostro Paese che prende le fila dalla attuale situazione.

Quest’anno il nuovo dossier parte infatti dall’analisi delle ultime norme volute dal Viminale e definisce il periodo tra l’estate 2018 e 2019 «un “annus horribilis” per l’immigrazione, con ben due decreti “sicurezza”, immediatamente convertiti in legge, che hanno colpito sia gli immigrati già presenti in Italia, il primo, sia quelli diretti verso il Paese, il secondo. Tutta l’attenzione mediatica e la comunicazione politica hanno continuato a insistere sugli arrivi via mare dei richiedenti asilo, riproponendo – come da quarant’anni a questa parte – la retorica dell’invasione. In realtà, a seguito dei discutibili e onerosi accordi che l’Italia ha stretto con la Libia, non solo già nel 2017 il numero dei migranti sbarcati nel Paese era diminuito di oltre un terzo rispetto al 2016, scendendo a 119.310 casi, ma durante tutto il 2018 si è attestato ad appena 23.370, un numero crollato in un anno di oltre l’80%, per ridursi, nei primi 9 mesi del 2019, a soli 7.710 casi. Si tratta di una cifra inferiore di ben 5 volte ai 39mila migranti che nel frattempo sono giunti in Grecia e di circa 2,5 volte ai 19 mila approdati in Spagna, oltre che sostanzialmente equiparabile ai 6.400 richiedenti asilo che, nel 2018, l’Italia ha dovuto riammettere sul proprio territorio dai Paesi comunitari in cui si erano trasferiti violando il Regolamento di Dublino».

Si legge ancora nel rapporto: «Come è noto, questo crollo degli arrivi via mare è stato ottenuto al prezzo di un elevato numero di migranti, o fermati lungo la traversata dalla Guardia costiera libica (appositamente finanziata, addestrata e rifornita di mezzi dall’Italia e dall’Unione europea) e riportati nei campi di detenzione del paese nordafricano (dove sono tornati a subire sevizie, stupri e torture), oppure annegati lungo la rotta del Mediterraneo centrale, ancora la più letale al mondo con più di 25.000 morti o dispersi accertati dal Duemila ad oggi: oltre la metà di tutti quelli calcolati nelle rotte marittime a livello mondiale. Solo nel 2018 l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni ne ha contati più di 1.300 lungo il tratto di mare italo-libico, per un rapporto di 1 ogni 35 rispetto a quelli che hanno tentato la traversata. L’anno precedente, in cui pure i morti e dispersi accertati erano stati più numerosi, oltre 2.800, il rapporto con chi partiva era stato più basso, pari a 1 ogni 50, anche grazie ai salvataggi effettuati dalle navi umanitarie delle Organizzazioni non governative. A queste ultime, prima che una insistente campagna di criminalizzazione – spesso basata su accuse giuridicamente inconsistenti – ne riducesse di fatto il numero e la capacità di intervento, erano ascrivibili il 35% di tutti i salvataggi effettuati. Una percentuale scesa a meno del 10% nel 2019, per effetto della pratica dei “porti chiusi”, poi normata nel secondo decreto sicurezza, in base al quale oggi sono a rischio di confisca e di multa fino a 1 milione di euro tutte le imbarcazioni che, pur avendo a bordo persoone soccorse in mare, non rispettino il divieto nazionale disbarco».

Tra le statistiche rilevate, si evidenzia la sensibile diminuzione dei minori stranieri non accompagnati (msna),perlopiù ragazzi 16enni o 17ennni, che nel 2018 sono stati poco più di 3.500, sebbene la loro incidenza sugli arrivi via mare sia rimasta comunque significativa, pari a più di un settimo del totale (15,1%).

Il rapporto evidenzia anche come «Il restringimento delle possibilità di entrata legale per i migranti economici, la cui pressione migratoria non è tuttavia diminuita, ha avuto due effetti consecutivi. Il primo è che li ha spinti a tentare gli stessi percorsi dei migranti forzati, rendendo “misti” i relativi flussi. Il secondo effetto è che essi sono stati poi esclusi dalla possibilità di rimanere regolarmente in Italia dai verdetti di rigetto delle loro richieste di asilo: su 95.200 domande esaminate nel 2018 – quando quelle presentate ex novo sono state circa 60mila -, solo un terzo, il 32,2%, è sfociato in una qualche forma di protezione».

Leggi la scheda di sintesi

https://www.dossierimmigrazione.it/wp-content/uploads/2019/10/scheda-dossier_colori-2019-def.pdf

24 ottobre 2019