Centro Astalli Catania

Attivo sul territorio dal 1999, il Centro Astalli Catania è un punto di riferimento per i migranti presenti in città, in grado di rispondere alle prime necessità di chi arriva, spesso dopo aver rischiato la vita in mare.

Al front office, i volontari informano le persone su come accedere alle mense, ricevere vestiti, usufruire di posti letto, avere accesso alle cure mediche, al centro di psichiatria trans-culturale, e frequentare corsi professionalizzanti. È inoltre attivo un servizio di posta: richiedenti asilo e rifugiati possono infatti avere la loro residenza riconosciuta dall’Ufficio immigrazione dell’Anagrafe. Si tratta di un indirizzo virtuale che è condizione necessaria per avviare le pratiche del permesso di soggiorno e avere accesso all’effettivo esercizio dei diritti collegati alla residenza. Lo sportello legale offre orientamento, primo ascolto e accompagnamento a richiedenti asilo, titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati e garantisce assistenza per i ricorsi con gratuito patrocinio. In particolare, nell’ultimo periodo dell’anno, con l’entrata in vigore della nuova legge sull’immigrazione, molti titolari di protezione umanitaria hanno chiesto di essere supportati nella procedura di conversione del loro permesso in uno per motivi di lavoro. Agli avvocati dello sportello si rivolgono inoltre anche molti ospiti del C.a.r.a. di Mineo per essere accompagnati nelle varie fasi della procedura di richiesta di asilo.

Si registra anche un alto numero di accessi all’ambulatorio medico che, oltre a fornire visite di medicina generale e distribuire farmaci, offre anche la possibilità di effettuare accertamenti specialistici in collaborazione con un nuovo ambulatorio del Rotary Club. Per la maggior parte i disturbi diagnosticati ai migranti (il 26% dei casi) sono a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, ma si sono registrate nel 23% dei pazienti anche patologie della cute. Inoltre, grazie al progetto Trame di donne in collaborazione con l’associazione Thamaia, è nato presso il Centro Astalli uno sportello riservato alle vittime di tratta e violenza domestica dove operano un’avvocatessa e una mediatrice culturale.

 

 

CONTATTACI

Catania – Centro Astalli
Via Tezzano 71
95131 Catania
Tel.   095 535064
www.centroastallicatania.it
astallict@virgilio.it

PRESIDENTE
Elvira Iovino

Consiglio direttivo:
Elvira Iovino
Riccardo Campochiaro
Francesca Di Giorgio
Franco Russo
P. Giovanni Di Gennaro sj

Operatori:
Martina Monteforte
Abdullahi Jourairi

Mediatori culturali:
Lucien Samy Sidibe
Abdullahi Jourairi

Volontari: 60

Statistiche

Utenti del Centro Astalli Catania nel 2018

L’apprendimento della lingua italiana rimane una necessità essenziale nel percorso d’integrazione, per questo sono stati intensificati e ulteriormente diversificati i corsi di alfabetizzazione che spesso prevedono un accompagnamento ad personam. Per i più piccoli è attivo il servizio di doposcuola, soprattutto per i bambini arrivati tramite ricongiungimento familiare e inseriti ad anno scolastico avviato. Nell’ambito dell’accompagnamento all’autonomia, lo sportello-lavoro ha assistito nella ricerca di offerte di impiego 34 persone, 25 uomini e 9 donne, la maggior parte originari di Nigeria, Gambia, Mali e Senegal.

Prosegue, con sempre maggiore impegno, l’assistenza ai detenuti stranieri nella Casa Circondariale di Catania “Piazza Lanza” e nell’Istituto Minorile di Bicocca, dove i volontari si occupano della distribuzione dei vestiti e della biancheria, della creazione di gruppi di lettura presso la biblioteca, dei contatti con i legali, con i familiari lontani e si fanno portavoce delle istanze dei detenuti presso l’Amministrazione penitenziaria. Molti sono stati inseriti in percorsi di recupero e di integrazione sociale, nell’ambito del progetto Oltre i confini, che ha visto in particolare 1203 persone coinvolte in una attività di informazione legale sul diritto d’asilo dentro i penitenziari siciliani. L’ingresso in carcere comporta infatti la perdita del titolo di soggiorno e la mancanza di notifica da parte delle Questure dei provvedimenti amministrativi, quali ad esempio la richiesta di rinnovo del titolo in scadenza ai detenuti.

Il Centro di Prima Accoglienza P. Pino Puglisi, bene confiscato alla mafia nel 2013 e affidato all’Associazione Centro Astalli Catania onlus nel 2016, ha accolto nel corso dell’anno 49 minori stranieri non accompagnati. Alla fine del 2018, con l’uscita degli ultimi 10 ragazzi accolti, si è resa necessaria una riflessione in seno all’Associazione, dovuta al calo drastico di arrivi di minori stranieri non accompagnati in Sicilia. Si sta valutando infatti un possibile cambio di destinazione della struttura che risponda meglio ai bisogni dei migranti in città.

CA Catania 2019
CA Catania CPA

Testimonianze

Il Centro Astalli entra in carcere

Catania2Tutto è iniziato per “caso” a febbraio del  2004: una mia amica, vice-direttrice dell’Istituto Penale Minorile di Bicocca, sapendomi volontaria del Centro Astalli, mi parla dell’estrema solitudine dei ragazzi immigrati detenuti, delle difficoltà enormi di integrazione e di inserimento nei programmi educativi, dell’impossibilità di effettuare colloqui coi familiari, dell’isolamento a cui spesso sono costretti per evitare episodi di razzismo.

Mi sottopone il caso di Hicham, giovanissimo marocchino che ha appena tentato di suicidarsi: è in cella di isolamento, rifiuta il cibo e qualsiasi colloquio con psichiatra, psicologa ed educatori, passa tutto il giorno prostrato a pregare. Fratel Francesco Accurso ed io iniziamo con grande entusiasmo questo cammino che si rivela subito straordinario: i ragazzi del carcere si aprono con noi, prendono confidenza, ci aspettano con trepidazione, ci chiedono tutto quello che chiederebbero alla loro mamma: consigli, sigarette, cioccolata, riviste di moto, magliette, biancheria… le cose più disparate. Contattiamo un imam, lo portiamo da Hicham, gli regaliamo un tappetino per pregare, telefoniamo alla sua famiglia. Riallacciamo il filo di un difficile rapporto familiare spezzato. Intanto alcuni ragazzi rom ci fanno “accurate lezioni di borseggio”, altri ci regalano deliziosi disegni o oggetti di terracotta, procuriamo loro una famiglia dove poter trascorrere il Natale, li seguiamo anche e soprattutto quando “escono” nel tentativo di non farli ri-immettere nel circuito malavitoso.

Dopo qualche mese mi arriva una lettera dalla Casa Circondariale di Piazza Lanza scritta da Sonia, una detenuta tunisina. Mi dice di essere sola al mondo, di avere già fatto due anni di carcere difficilissimi, di avere estremo bisogno di aiuto e conforto senza i quali non se la sente più di andare avanti. Grazie ad una volontaria del Centro Astalli che è magistrato, riesco ad ottenere un permesso per un colloquio. Prima di incontrarla mi ricevono il direttore dell’area educativa e una psicologa che mi fanno un quadro della situazione assolutamente drammatico. La detenuta compie continui atti di autolesionismo, ha avuto bruttissime crisi di astinenza, assume psicofarmaci ed è un elemento difficilissimo. Finalmente la incontro: è uno “zombie”, imbottita di sonniferi, piena di tagli lunghissimi malamente ricuciti. Ha la lingua così impastata che non riesco neanche a capire cosa mi dice. Ha una protesi dentaria rotta che le balla in bocca, le mani gonfissime con unghie talmente lunghe e sporche da testimoniare inequivocabilmente che non fa assolutamente nulla tutto il giorno. Dopo quell’incontro, si fa forte il desiderio di iniziare il servizio anche dentro quel carcere. Così, con fratel Francesco formiamo un gruppetto e chiediamo di diventare assistenti volontari. Ormai seguiamo stabilmente tutti i detenuti stranieri che si susseguono a piazza Lanza (mediamente 30) teniamo i rapporti con le loro famiglie, con i loro avvocati, con i magistrati di sorveglianza, con gli educatori.

Infine, pochi mesi fa mi telefona inaspettatamente il Direttore del carcere di Alta Sicurezza di Bicocca per chiedere la nostra collaborazione con i detenuti stranieri di quell’Istituto. Da qualche settimana fratel Francesco ed io incontriamo anche 15 detenuti di Alta Sicurezza che fanno parte ormai della nostra “famiglia”.

Dimenticavo: adesso Sonia vive in una casa famiglia, è libera dalle 7 alle 21, non prende da tempo alcun farmaco, viene quotidianamente al Centro Astalli a fare volontariato, ride, cucina couscous per tutti e presto avrà nuovi denti bellissimi. Hicham invece è tornato in Marocco, studia, mi scrive lettere commoventi che conservo come una reliquia e mi fa scrivere anche dalla sua mamma, ovviamente in arabo, ma tanto c’è Abdul che traduce tra una lacrima e l’altra.

Elvira Iovino

7 giugno 2013