Sinagoga di Ostia Antica

La sinagoga (dal greco: “luogo in cui si sta insieme”) rappresenta l’edificio comunitario più importante dell’ebraismo. L’architettura delle sinagoghe è influenzata principalmente dal contesto in cui esse vengono costruite: non esistono particolari prescrizioni che ne determinino l’aspetto esteriore mentre, per l’interno, esse sono soggette ad alcune regole dettate dai rabbini nel corso dei secoli.

La sinagoga di Ostia fu rinvenuta nel 1961 durante i lavori di costruzione della strada diretta all’aeroporto di Fiumicino e testimonia l’antichità della presenza ebraica all’interno del contesto multi-etnico e quindi multi-religioso della città. Rappresenta una delle più antiche testimonianze archeologiche dell’ebraismo della diaspora (solo a Delo, in Grecia, ne è stata rinvenuta una più antica, del I. sec. a.C.). Fu edificata probabilmente a seguito della costruzione del porto voluto dall’imperatore Claudio (41-54 d.C.) che portò all’incremento del volume dei traffici commerciali della città e ad un conseguente aumento della popolazione – anche ebraica – che risiedeva nella zona.Gli ambienti della sinagoga oggi visibili rispecchiano, però, le trasformazioni dell’edificio avvenute nel IV secolo quando il complesso fu ingrandito e ristrutturato. In uno degli spazi del vestibolo originario si creò una cucina con forno e con i recipienti interrati per le derrate alimentari, mentre all’interno dell’aula fu costruita un’edicola che costituisce il deposito dei rotoli della Legge (Torà), detta in ebraico aròn ha-qodesh.

Questa nuova sistemazione dell’area conferma quanto noto dalle fonti, cioè che le sinagoghe servivano anche da ostello per viaggiatori ebrei, per i mercanti o per i poveri.

Foto in anteprima e nel testo: Archivio Centro Astalli

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