Scheda 6 – I rifugiati in Italia

Ha detto

dante altra

Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente;
e questo è quello strale
che l’arco de lo esilio pria saetta.
Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui,
e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir
per l’altrui scale.

(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, Canto XVII)

 

Gettato in mezzo a popolazioni ostili,
soffro tutti i mali immaginabili e nessun esiliato
è più lontano di me dalla sua patria. Per questo,
ti imploro di esiliarmi in un luogo più sicuro

(Ovidio, dall’esilio, all’imperatore Augusto)

Si parla di … rifugiati in Italia

Quanti sono, da dove vengono

I rifugiati e gli sfollati interni in Europa, sotto mandato dell’UNHCR, alla fine del 2016 erano circa 5,2 milioni. Di questi, meno della metà vivono nei 28 Paesi dell’Unione Europea; 2,9 milioni si trovano nella sola Turchia .
La distribuzione all’interno dei Paesi comunitari non è affatto omogenea: si registrano valori più elevati (compresi tra lo 0,5 e l’1% della popolazione) in generale nei paesi nordici e dell’Europa centrale, più bassi invece nell’Europa mediterranea, con l’eccezione delle due piccole isole Malta e Cipro.

ri ita

All’inizio del 2016 nel nostro Paese i rifugiati erano circa 150mila. Appartengono a 30 nazionalità diverse e provengono soprattutto dal Corno d’Africa, dall’Africa sub-sahariana e dal Medio Oriente.  Nel 2016 hanno chiesto asilo politico in Italia circa 105mila persone. L’incremento che si registra rispetto all’anno precedente (in cui erano state presentate 84.000 domande) si spiega con l’aggravarsi e il perdurare di alcune tra le più gravi crisi umanitarie del pianeta. 

Le domande esaminate dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato sono state 94.027: 4.410 persone hanno ottenuto l’asilo politico , 11.049 protezione sussidiaria, 18.166 protezione per motivi umanitari, mentre 60.365 domande sono state respinte (circa il 65% del totale).

La maggior parte delle persone che hanno richiesto asilo politico in Italia negli ultimi anni proviene da Pakistan, Nigeria, Gambia, Senegal, Bangladesh, Afghanistan, Ghana, Somalia, Costa d’Avorio, Togo

Come arrivano

Spesso per fuggire dalla drammatica situazione nei loro Paesi di origine e perché sprovvisti di documenti per l’espatrio, rifugiati e richiedenti asilo si vedono costretti a ricorrere a qualsiasi mezzo per scappare e introdursi, anche irregolarmente, in Paesi dove cercare protezione.
via mare
In Italia i richiedenti asilo arrivano via mare con viaggi molto pericolosi (si stima che nel 2016 siano morte oltre 5.000 persone, 3.771 erano state le vittime nel 2015); via terra (nascosti in camion che trasportano merci o addirittura sotto i tir vicino al motore per non farsi trovare dalla polizia alle dogane); in aereo (molti atterrano a Roma o Milano con passaporti falsi, creati ad hoc per fuggire dai loro Paesi).

Fonte: International Organization for Migration - The UN Migration Agency. Arrivi in Italia via mare

Fonte: International Organization for Migration – The UN Migration Agency. Arrivi in Italia via mare

 

Cosa succede nel nostro Paese

La mancanza di una legge che disciplini in maniera organica tutti gli aspetti in materia di asilo rende spesso difficile la vita dei rifugiati in Italia. Sono molti infatti gli ostacoli burocratici e le difficoltà da superare per avviare percorsi di accoglienza e integrazione.
Il richiedente asilo ha diritto all’assistenza sanitaria, mentre per i minori esiste il diritto all’istruzione. Il diritto al lavoro viene invece riconosciuto solo dopo 6 mesi dalla presentazione della domanda di asilo.
Una volta ottenuto il riconoscimento dello status, i rifugiati, dopo cinque anni di residenza, possono chiedere la cittadinanza italiana.

Parole da leggere, parole da ascoltare

Canzoni, poesie, racconti, video per dare voce a storie di rifugiati. Parole celebri, parole inedite. Guerre del passato e conflitti contemporanei. Bisogna sapere per non ripetere. Per questo vi proponiamo un viaggio nelle vicende e nelle emozioni di persone costrette a scappare da guerre ingiuste e da atroci persecuzioni. La lettura, la visione e l’ascolto di opere celebri o inedite, di classici o contemporanei vi permetterà di conoscere meglio la realtà dei rifugiati presenti nel nostro Paese.

Quando il nemico è tuo fratello

Tutto è cominciato quando dei militari hanno dato fuoco al mio villaggio nel Darfur. Le mie due sorelle più piccole di 4 e 6 anni sono morte tra le fiamme. Io sono stato costretto ad arruolarmi con i ribelli, mio fratello con l’esercito governativo. Due mesi dopo l’incendio mi trovavo in mezzo ad un conflitto con un fucile in mano. Stavamo combattendo contro quelli che mi avevano ordinato di considerare nemici. Mai avrei pensato che quel giorno il nemico sarebbe stato mio fratello maggiore. Siamo rimasti paralizzati a fissarci negli occhi. Uno di fronte all’altro. Non ci siamo detti nulla. Ho lanciato per terra il fucile e ho cominciato a correre, a scappare. La mia fuga è finita in Italia.
Noi rifugiati siamo i fortunati testimoni dei tanti che muoiono in guerra, che vengono uccisi da terribili dittature. La cosa più difficile per chi come me è rifugiato in Italia è far conoscere il dramma che vivono i nostri popoli. Il viaggio che noi affrontiamo per chiedere asilo in Europa è un crimine contro l’umanità. Eravamo in 170 sulla barca che dalla Libia ci ha portato in Italia. Ognuno di noi ha pagato 1.200 dollari per affrontare il mare. Molti di noi hanno pagato il biglietto per incontrare la morte. Chiedere asilo non può essere un tragico modo di perdere la vita.

(Adam, rifugiato sudanese del Darfur. Testimonianza raccolta a cura del Centro Astalli)

Ho freddo

Ho freddo è tratto dal racconto di Jacopo Maria Genovese del Liceo Vittorio Veneto di Milano, vincitore della nona edizione del concorso letterario del Centro Astalli rivolto agli studenti delle scuole medie e superiori “La scrittura non va in esilio“. Il video è stato realizzato da Artigiani Digitali con l’amichevole partecipazione di Valerio Mastandrea. E’ la storia di un “migrante ignoto”, in fuga dalla guerra su un barcone nel tentativo di raggiungere l’Europa e  sopraffatto dal freddo dell’inverno in alto mare.

Perché saliamo su una barca

A chi chiede: “Non era meglio rimanere a casa piuttosto che morire in mare?”, rispondo: “Non siamo stupidi, né pazzi. Siamo disperati e perseguitati. Restare vuol dire morte certa, partire vuol dire morte probabile. Tu che sceglieresti? O meglio cosa sceglieresti per i tuoi figli?”. Due giovani ieri sono stati uccisi a Mogadiscio perché si stavano baciando sotto un albero. Avevano 20 anni. Non festeggeranno altri compleanni. Non si baceranno più.
A chi domanda: “Cosa speravate di trovare in Europa? Non c’è lavoro per noi figurarsi per gli altri”, rispondo: “Cerchiamo salvezza, futuro, cerchiamo di sopravvivere. Non abbiamo colpe se siamo nati dalla parte sbagliata e soprattutto voi non avete alcun merito di essere nati dalla parte giusta”.
Venite a vedere come viviamo, dove abitiamo, guardate le nostre scuole, informatevi dai nostri giornali, camminate per le nostre strade, ascoltate i nostri politici. 
Impegnatevi a conoscerci, a trovare le risposte nel luogo da cui si scappa e non in quello in cui si cerca di arrivare. Cambiate prospettiva, mettetevi nei nostri panni. Capirete che i criminali che ci fanno salire sul gommone, il deserto, il mare, l’odio e l’indifferenza che molti di noi incontrano qui, non sono il male peggiore.

(Aweis, rifugiato somalo. Testimonianza raccolta dal Centro Astalli il 4 ottobre 2013, il giorno dopo il tragico naufragio in cui morirono 366 persone a largo di Lampedusa).

Pane e coraggio – Ivano Fossati

(tratto da “Lampo viaggiatore”, Sony, 2003)

Una volta sognai

Una volta sognai
di essere una tartaruga gigante
con scheletro d’avorio
che trascinava bimbi e piccini e alghe
e rifiuti e fiori
e tutti si aggrappavano a me,
sulla mia scorza dura.

Ero una tartaruga che barcollava
sotto il peso dell’amore
molto lenta a capire
e svelta a benedire.

Così, figli miei,
una volta vi hanno buttato nell’acqua
e voi vi siete aggrappati al mio guscio
e io vi ho portati in salvo
perché questa testuggine marina
è la terra che vi salva
dalla morte dell’acqua.

(Alda Merini, 26 giugno 2008. Questi versi sono stati inviati a Lampedusa per l’inaugurazione della scultura “Porta di Lampedusa – Porta d’Europa” dedicata alla memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare. “La porta, alta 5 metri, è rivestita da una ceramica particolare che assorbe e riflette luce. Di notte, anche quella della luna. Sarà come un faro per la gente in mezzo al mare”, così lo scultore Mimmo Paladino spiega la sua opera. La Porta si apre su un mare dove si stima che negli ultimi venti anni siano morte oltre ventimila persone tentando la difficile attraversata dalla Libia. La scultura vuole essere il simbolo di un’Europa che accoglie e protegge).

 

Per saperne di più navigando in rete

Spesso trovare notizie aggiornate sulla presenza dei rifugiati in Italia non è semplice e comunque non basta affidarsi ai TG  e a quotidiani nazionali. Ecco alcuni siti sempre aggiornati che possono aiutarvi ad approfondire la conoscenza di questa realtà. 

CIR: sito del Consiglio Italiano per i Rifugiati
VIAGGI DA IMPARARE: strumenti didattici sull’asilo proposti dall’UNHCR
MELTING POT: notizie aggiornate su immigrazione e asilo in Italia e in Europa
FORTRESS EUROPE: rassegna stampa mensile sulle vittime alle frontiere europee
COMITATO 3 OTTOBRE: sito del comitato promotore per l’istituzione del 3 ottobre come Giornata della Memoria e dell’Accoglienza

3 ottobre giornata nazionale della memoria: è la data istituita con una legge nazionale per ricordare le vittime del naufragio del 2013 a largo di Lampedusa, durante il quale persero la vita centinaia di persone: 366 le vittime accertate, 20 i dispersi. Un giorno tragico che diventa emblema dell’ecatombe di uomini, donne e bambini che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo. Sarà una giornata per fare memoria e per conoscere le storie dei rifugiati.

Se vuoi approfondire con libri e film

Le vicende legate alle migrazioni e all’esilio hanno spesso ispirato scrittori e registi italiani e stranieri.
Numerosi i film e i libri che vi permetteranno di approfondire la realtà dei rifugiati.

Terre senza promesse - a cura del Centro Astalli – Avagliano Editore

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Non dirmi che hai paura – Giuseppe Catozzella – Feltrinelli Editore

non dirmi che hai paura

 

 

FuocoammareGianfranco Rosi - Italia, Francia, 2016

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Scarica la scheda 6 del sussidio “Nei panni dei rifugiati”

Si consiglia il percorso didattico “Dietro la porta di casa nostra

4 settembre 2014