Scheda 5 – Bambini rifugiati

Ha detto

cittadinanzaRitornare a scuola, studiare e stare con i compagni
mi fa sentire di nuovo normale.
Mi aiuta a dimenticare l’orrore della guerra
e il dispiacere di non essere più a casa mia nel mio villaggio. 

(Samuel, 17 anni, ragazzo rifugiato che vive da anni
nel campo profughi di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo)

 

 Il bambino ha diritto al più grande rispetto

(Giovenale)

 

Si parla di … rifugiati bambini

Numeri da incubo

I bambini rappresentano il 51% dei rifugiati del mondo nel 2016, secondo i dati raccolti dall’UNHCR. Molti di loro sono separati dai loro genitori o viaggiano da soli, un dato che desta molta preoccupazione. In tutto ci sono state circa 75.000 richieste d’asilo da parte di minori non accompagnati o separati dalle loro famiglie, un numero considerato una sottostima e che mostra tragicamente quanto grande sia l’impatto che le migrazioni forzate nel mondo hanno su queste giovani vite.
Si stima che ci siano oltre 250.000 ragazzi e ragazze che prestano attualmente servizio come bambini soldato. Molti hanno meno di 10 anni. Secondo gli ultimi dati disponibili i conflitti in cui sono impegnati i minori sono 35.

Bambini-siriani-profughiNemici da eliminare

Nel contesto di guerre e persecuzioni i più giovani non sono più solo vittime accidentali, ma sempre più obiettivi specifici da colpire, come parte di una strategia calcolata di “eliminazione del nemico di domani”.
Il trasferimento in altre località a causa di un conflitto armato rappresenta una violazione di quasi tutti i diritti dell’infanzia: diritto alla vita, alla salute, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto a crescere in un ambiente familiare ed essere nutrito e protetto, il diritto a un’identità e a una nazionalità reale, il diritto all’istruzione e ad avere prospettive per il futuro. Molti dei conflitti in corso durano per l’intero arco dell’infanzia, così che, dalla nascita alla vita adulta, lo sradicamento e il conflitto armato sono l’unica realtà nota per milioni di bambini e di adolescenti.

Sono più vulnerabili

Prima e durante la fuga, bambini e bambine sono le vittime principali di molti pericoli fisici, quali le mine anti-persona, i bombardamenti e i cecchini. Fisicamente sono meno in grado degli adulti di sopravvivere alla malattia, alla malnutrizione e alla privazione dei beni primari, i bambini sono i primi a morire quando le risorse sono scarse. Nel caos del conflitto, della fuga e dello sradicamento, i bambini corrono fortissimi rischi di essere separati dalle loro famiglie: un trauma potenzialmente più devastante dello stesso sradicamento.  

Senza genitori

I minori separati (o non accompagnati) sono i più vulnerabili di tutti i giovani rifugiati. Le bambine in particolare sono a rischio di subire violenza sessuale, sfruttamento e abusi, mentre i ragazzi corrono il rischio di reclutamento precoce, in quanto sono più disponibili ed è più facile nei loro confronti usare la costrizione, le intimidazioni o la persuasione  ed unirsi a forze o a gruppi armati. In questo modo essi divengono tanto vittime che autori di violenza, e presentano difficoltà gravi al momento del reinserimento nelle famiglie o nelle comunità.

Diritti negati

In alcuni Paesi ai figli dei rifugiati può essere negata l’iscrizione all’anagrafe e la nazionalità, essi divengono così degli apolidi. I minori possono anche incontrare difficoltà in più nell’ottenere lo status giuridico di rifugiato.

Copertina_Convenzione_dirittiQuale protezione per i bambini rifugiati?

Documento  fondamentale per la tutela dei minori rifugiati è la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989. La Convenzione vanta il più alto numero di Paesi firmatari tra tutti i trattati in materia di diritti umani, essendo stata ratificata da tutte le nazioni del mondo ad eccezione di Stati Uniti e Somalia.

La Convenzione è particolarmente rilevante per il lavoro dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e affronta temi quali la protezione speciale dei minori separati dalle famiglie, la facilitazione dei ricongiungimenti familiari, la protezione durante i conflitti armati e contro il reclutamento precoce, la proibizione della tortura, i limiti alla privazione della libertà, l’assistenza al reinserimento.
Essa contiene inoltre una norma ad hoc sulle esigenze specifiche di protezione dei minori rifugiati.

 

Parole da leggere, parole da ascoltare

Racconti, video e testimonianze di storie di esilio in cui sono coinvolti bambini, vittime di guerre e persecuzioni.
La lettura, la visione e l’ascolto di questi contenuti vi permetteranno di conoscere meglio la realtà dei bambini rifugiati. 

Malala. L’istruzione salverà il mondo

Per l’istruzione è necessaria la pace, ma in molti Paesi del mondo c’è la guerra. E noi siamo veramente stufi di queste guerre. In molti Paesi del mondo donne e bambini soffrono in modi diversi. In India i bambini poveri sono vittime del lavoro infantile. In Nigeria molte scuole sono state distrutte. In Afghanistan la popolazione è oppressa da decenni. Le bambine sono costrette a lavorare e a sposarsi in tenera età.
Cari fratelli e sorelle, è giunta l’ora di farsi sentire, di lottare per cambiare questo mondo e quindi oggi facciamo appello ai leader di tutto il mondo affinché proteggano i diritti  delle donne e dei bambini. Lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.

(Così si conclude il discorso pronunciato da Malala Yousafzai il 12 luglio 2013, in occasione del suo 16° compleanno, intervenendo all’Assemblea dei Giovani all’ONU. A soli 13 anni, Malala ha aperto un blog, Diary of a Pakistani Schoolgirls, in cui descrive le condizioni di vita delle donne e dei giovani nella valle dello Swat – la zona del Pakistan soffocata dal controllo degli estremisti talebani – di cui lei è originaria. A causa del suo attivismo è stata vittima di un grave attentato in cui ha rischiato la vita. Malala, che ora vive in Inghilterra, è premio Nobel per la Pace.)


Sognavo un posto dove sentirmi finalmente accolta

Ho 13 anni, in Kenia frequentavo la scuola media e sono sempre stata molto brava.
Con la mia mamma e mio fratello siamo scappati da Nairobi.
La mia mamma è una donna molto forte. Lo è sempre stata. Aveva un lavoro importante per il governo.
Noi sappiamo bene quanto può essere terribile vivere in un paese violento perché i terroristi sono venuti a casa nostra e ci hanno fatto molto male.
Siamo rifugiati da due anni. Oggi stiamo finalmente bene.
Per la mia mamma non riuscire a trovare un lavoro bello e importante come quello che faceva in Kenia è un grande dolore. Anche per mio fratello non è semplice. Io sono la più fortunata. Vado a scuola, mi piace studiare e ho dei nuovi amici.
Ogni giorno ci diamo da fare perché l’Italia possa essere la nostra nuova casa.
Tutti noi rifugiati, bambini e adulti, sogniamo più di tutto di trovare un posto dove sentirci di nuovo accolti.

Maria Goretti Wangara, rifugiata dal Kenia accolta dal Centro Astalli


I bambini giocano

I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti da sempre
fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco da inventare:

far sorridere il mondo,
non farlo piangere.

Pace vuol dire
che non a tutti piace lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;

che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

(Bertol Brecht, tratto da “Tutte le Poesie”, Einaudi, 2000)


Morire di speranza

Questo corpo così assestato e stanco forse non arriverà fino all’acqua del mare.
Non so ancora quale sogno mi riserverà in destino, ma promettimi, Dio, che non lascerai finisca la primavera”.
“Se un giorno in esilio la morte deciderà di prendersi il mio corpo,  chi si occuperà della mia sepoltura? Chi cucirà il mio sudario?
In un luogo alto sia deposta la mia bara, così che il vento restituisca alla mia Patria il mio profumo “.

(Zaher Rezai, bambino afghano di 13 anni, fuggito da casa per salvarsi, è morto il 10 dicembre 2008 a Mestre, schiacciato dal Tir sotto il quale si era legato. Il suo bagaglio stava in un sacchetto trasparente e conteneva quattro animali giocattolo, il foglio di espulsione dalla Grecia, una scheda telefonica e un taccuino scritto in persiano. Semianalfabeta, Zaher aveva imparato a memoria, e poi trascritto, dei versi antichi che lo rassicuravano nei momenti di paura).

 

Per saperne di più navigando in rete

In questa sezione trovate l’elenco di alcuni siti web in cui potete reperire informazioni e notizie che vi aiutino ad approfondire la conoscenza della realtà di molti bambini costretti a fuggire dal loro Paese a causa di guerre e persecuzioni. 

UNICEF: agenzia ONU che si occupa della tutela dell’infanzia
SAVE THE CHILDREN: sito di un importante movimento internazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini
VOLINT: sito del VIS, Ong che si impegna per la promozione e l’educazione dei minori nei Paesi in via di sviluppo
CHILDREN IN CRISIS: associazione che si batte per la difesa dei diritti dell’infanzia nel mondo
UNHCR: digita “children”
CHILD SOLDIERS: sito della coalizione internazionale “Stop all’uso dei bambini e delle bambine soldato”
CRIN: rete di informazione sui diritti dei bambini

 

Se vuoi approfondire con libri e film

In questa sezione trovate alcuni suggerimenti cinematografici e bibliografici che vi permetteranno di approfondire la realtà dei bambini rifugiati. Insieme alle donne sono tra le categorie più vulnerabili, soprattutto quando sono costretti ad affrontare la delicata esperienza dell’esilio da soli, senza la guida di  nessun adulto. 

Storia di Malala – Viviana Mazza – Mondadori, 2013

malala 2

 

 

 

 

 

 

 

Stanotte guardiamo le stelle - Alì Ehsani – Feltrinelli Editore, 2016

Stanotte guardiamo le stelle

 

 

 

 

 

 

Miracolo a Le Havre - regia di Aki Kaurismäki – Germania, 2011

miracolo a le havre

 

 

 

 

 

 

Con il sole negli occhi – regia di Pupi Avati – Italia, 2015 

con il sole negli occhi 2

 

 

 

 

 

 

Scarica la scheda 5 del sussidio Nei panni dei rifugiati

 Si consiglia il percorso didattico “Hanno rubato i sogni ai bambini

 

 

 

4 settembre 2014