La Libia non è paese sicuro. Rimandare i migranti indietro è vietato oltre che disumano

Il Centro Astalli esprime sconcerto e seria preoccupazione per i fatti di domenica scorsa che hanno coinvolto 218 migranti, tra cui donne e bambini, in balia delle onde nel Mediterraneo. Soccorse e tratte in salvo da una ong spagnola, sono divenute in mare oggetto di disputa con una motovedetta libica che minacciava di aprire il fuoco se non le fossero state riconsegnate le persone soccorse.
Per il Centro Astalli, sulla base di testimonianze dei rifugiati che accogliamo e di cui certifichiamo le torture e le violenze subite nei centri di detenzione libici, la Libia non può essere considerata in alcun modo un paese sicuro. Come denunciano le Nazioni Unite e le principali ong umanitarie, le condizioni nel Paese sono tali da rendere inaccettabile la soluzione di affidare alla guardia costiera libica, che in varie occasioni si è tra l’altro resa responsabile di abusi, i migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo.

E’ concreto il rischio che le persone, sistematicamente soggette a detenzione, subiscano trattamenti inumani e degradanti. Favorire dunque il loro rinvio in Libia si configura come violazione di importanti principi giuridici, quali l’art. 3 della Carta Europea dei Diritti Umani e il principio di non respingimento previsto dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato.

Il Centro Astalli chiede un’azione umanitaria urgente e immediata per l’evacuazione della Libia e l’istituzione di vie d’ingresso legali stabili per chi cerca protezione in Europa.

 

20 marzo 2018