Io sono musulmano. Ti racconto di me…

Noi, musulmani in Italia
L’Islam è la seconda religione del nostro Paese dopo quella cattolica. Si calcola che noi musulmani residenti in Italia siamo circa 1 milione e 250mila, molti dei quali stranieri, ma anche italiani convertiti. La presenza musulmana si fa sempre più significativa ed è destinata a crescere. Il 32,2% dei bambini e ragazzi stranieri che frequentano le scuole italiane sono di religione musulmana.
_DSC1033La presenza islamica in Italia è frammentata e variegata. La principale organizzazione di noi musulmani in Italia è l’UCOII (Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia). Un ruolo di rappresentanza e coordinamento è svolto anche dal Centro Islamico Culturale di Italia, che ha sede presso la Grande Moschea di Roma e dalla Coreis (Comunità religiosa islamica), che raccoglie soprattutto italiani convertiti. Ma molta importanza hanno anche le comunità medie e piccole sparse sul territorio, non soltanto nelle grandi città: oltre ad occuparsi dei servizi religiosi, aiutano noi musulmani stranieri a integrarci nella società italiana.

I nostri inizi
Muhammad, nato a La Mecca nel 570 e morto a Medina nel 632, è il fondatore dell’Islam. Dopo una crisi mistica ricevette nel 610 la rivelazione, in seguito fissata per iscritto nel Corano, il nostro libro sacro. A causa dei contrasti derivati dalla sua predicazione, nel 622 emigrò a Yathrib, la futura Medina: l’egira, la “fuga”, segnò l’anno di inizio dell’era musulmana. A Yathrib il movimento islamico divenne comunità politico-religiosa e la rivelazione coranica prese carattere di legislazione. Seguirono violenti scontri armati, che culminarono nella conquista della città natale del profeta, nel 630. Muhammad continuò a risiedere a Medina dove morì. La sua tomba è uno dei luoghi santi che ciascuno di noi musulmani deve visitare almeno una volta nella vita.

E la storia continua così
Muhammad, abile capo politico oltre che profeta ispirato, riuscì a creare una sorta di impero religioso, i cui confini si allargarono rapidamente. La sua morte non arrestò l’onda di espansione della nostra religione, che in poco più di un secolo arrivò a comprendere tutto il Vicino Oriente e il Nord Africa, ma aprì una crisi di successione che si tradusse in una sorta di scisma religioso: un gruppo di musulmani si radunò intorno ad ‘Ali, cugino e genero di Muhammad, ritenendo che la successione spettasse a lui solo, in virtù della sua parentela con il Profeta. Dopo l’uccisione di ‘Alì (661), i suoi sostenitori diedero vita ad un “partito” (shiah), che ben presto assunse una connotazione marcatamente religiosa.

Calligrafia ottomana del xviii sec. con il nome di Ali

Calligrafia ottomana del XVIII sec. con il nome di ‘Ali

Gli sciiti, seguaci della shiah, si distinguono dalla maggioranza dei musulmani, che si definiscono sunniti, su alcuni punti fondamentali che riguardano, soprattutto, il ruolo della gerarchia religiosa, al vertice della quale vi è l’imam, cioè la guida della comunità, e nella quale hanno un ruolo rilevante gli ayatollah (letteralmente: “segni di Dio”). Attualmente però secondo gli sciiti non vi è alcun imam visibile, perché la catena delle legittime successioni si è interrotta con la morte dei discendenti di ‘Ali nella battaglia di Kerbala, in Iraq (680). Gli sciiti attendono dunque che l’imam legittimo ritorni a guidare il suo popolo e a fondare un regno di giustizia.
Circa il 90% dei musulmani del mondo sono sunniti. Gli sciiti sono diffusi soprattutto in Iran, Iraq, dove rappresentano la maggioranza della popolazione, e in misura minore in altri Paesi del mondo (Libano, Siria, Pakistan, Afghanistan).

Le nostre scritture
Il Corano (al Qur’an, “da recitare, da leggere”) contiene la rivelazione fatta da Allah a Muhammad e fissata in forma scritta. Le rivelazioni concesse a Muhammad tramite l’arcangelo Gabriele, negli anni compresi tra il 610 e il 632, costituiscono, secondo noi, la versione parziale di un’originale Scrittura celeste, dalla quale noi crediamo che abbiano tratto origine sia la Torah di Mosè, sia il Vangelo di Gesù, sia il Corano, che è per noi l’ultima rivelazione comunicata agli uomini. Il Corano è composto da 114 sure (“parti”), formate da circa 6236 ayat (“versi”).

Viviani
Contiene ammonimenti circa la fine dei tempi, descrizioni del Giudizio Finale, espressioni di lode nei confronti di Allah, racconti su Abramo, Mosé, Gesù, esortazioni, direttive giuridiche e difese dell’operato di Muhammad. Il Corano può essere toccato o ascoltato solamente da coloro che si sono purificati ritualmente. Le parole della rivelazione, che in un primo momento venivano scritte su foglie di palma, ossa e lavagnette di pietra bianca, oppure trasmesse oralmente, sono state raccolte intorno al 650 per iniziativa del primo successore del nostro profeta, il califfo Abu Bakr.

In che crediamo
10556437_10204406302747399_6012558643677765172_nLa nostra è una religione monoteista, centrata sull’unicità di Dio, Allah. Egli è l’unico Dio onnipotente, clemente e misericordioso, creatore di tutte le cose. La sua natura è assolutamente trascendente: per questo è proibito rappresentarlo con immagini.
La nostra professione di fede è espressa nella sura 21 del Corano, con le parole di Allah: “Non c’è altro Dio fuori di Me, perciò adorate Me soltanto”. A questo si aggiunge un altro concetto fondamentale: “Muhammad è l’inviato di Allah, l’ultimo e il più grande dei profeti”.

Secondo la nostra tradizione, per aiutare gli uomini Allah ha mandato nel corso della storia 124mila profeti, ma non tutti erano della stessa importanza. I “messaggeri superiori e apostoli” sono 313 e 28 di essi vengono nominati nel Corano: il primo è Adamo, seguito poi da Abramo, l’amico di Dio, e infine da Mosè e Gesù, a cui è attribuito il titolo di al-masih, il messia. L’ultimo è Muhammad, chiamato “il sigillo dei profeti”. Con lui si conclude la rivelazione.
Nel Corano si afferma che gli esseri umani saranno resuscitati dalla morte l’ultimo giorno, giudicati da Dio in base alla loro condotta in terra, e quindi destinati per l’eternità al Paradiso (concepito come un giardino) o all’Inferno (concepito come fuoco). Il motivo principale della punizione eterna sembra essere l’avarizia nell’uso delle ricchezze e l’indifferenza verso i poveri.

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Il Corano tuttavia tace su vari aspetti della nostra vita religiosa e sociale. Dall’VIII secolo i giuristi avvertirono l’esigenza di fondarsi anche su altri testi che trattassero della vita e delle parole di Muhammad, da cui ricavare le regolamentazioni giuridiche: tali testi sono gli hadith (“tradizioni”). Sei hadith hanno un’autorità canonica e costituiscono la sunnah (“consuetudine”).

Come viviamo
Tutti noi musulmani crediamo in alcuni concetti base imprescindibili, ma al contempo ciascuno di noi li mette in pratica secondo la tradizione e le condizioni dell’area in cui vive. La pratica religiosa impone a ogni musulmano alcuni doveri essenziali per il rapporto fra Dio e l’uomo. Questi precetti fondamentali, codificati dall’Islam sunnita e detti i “cinque pilastri dell’Islam” (arkan), sono:

1) la professione di fede, riassunta nella formula coranica “Non vi è altro Dio all’infuori di Allah e Muhammad è l’inviato di Dio”;

2) la preghiera (salat), recitata cinque volte al giorno (all’alba, a mezzogiorno, al pomeriggio, al tramonto, alla sera). Nella preghiera, che il venerdì viene fatta in comune nella moschea, chi prega si rivolge verso la Mecca. Prima di iniziarla, ci laviamo le mani e le braccia fino al gomito, ci sciacquiamo la bocca, ci bagnamo la testa e ci laviamo i piedi. La preghiera obbligatoria consiste in una serie di formule coraniche, accompagnate da particolari movimenti e posizioni del corpo. Questo tipo di preghiera va distinto dalla preghiera spontanea (du’ah), che chiunque di noi può fare liberamente, nella sua lingua, in ogni momento della giornata;

Vi proponiamo un servizio realizzato dall’emittente francese France 2 durante una delle visite organizzate dal Centro Astalli alla Grande Moschea di Roma. Nell’ambito del progetto Incontri gli studenti e i docenti del Liceo Scientifico Statale “Tullio Levi Civita” hanno incontrato la comunità islamica di Roma, approfondendo in modo particolare il tema della preghiera.

3) l’elemosina rituale (zakah), rappresenta, in un certo senso, il debito verso Dio che noi musulmani dobbiamo saldare per ciò che Egli ci ha dato: in questo modo si rende puro e legale tutto quello che si possiede. La zakah non solo purifica la proprietà del contribuente, ma purifica anche il nostro cuore dall’egoismo e dall’amore per la ricchezza. Allo stesso tempo il precetto della zakah è un invito esplicito rivolto a tutti noi musulmani a farci carico delle necessità dei membri più bisognosi della comunità;

4) il digiuno consiste nella astensione da cibi, bevande e ogni altro piacere dall’alba al tramonto per tutto il mese di Ramadan. Nella prova del digiuno il significato spirituale è più importante di quello materiale: noi uomini, in virtù dell’obbedienza a un ordine divino, impariamo a tenere sotto controllo i nostri desideri fisici e a superare la limitatezza della nostra natura;

Guarda un giorno di Ramadan raccontato dal testimone Ihab!

5) il pellegrinaggio alla Mecca (hajj), nei luoghi legati alla memoria del patriarca Abramo, deve essere compiuto almeno una volta nella vita. Nel corso del hajj la pace è il tema dominante; pace con Dio e con la propria anima, pace con gli altri uomini e con gli animali, pace con gli uccelli e persino con gli insetti. Durante tutte le fasi del pellegrinaggio, che per noi rappresenta una profonda esperienza spirituale, disturbare la pace di una qualunque creatura, in qualunque modo e in qualunque forma, è severamente proibito.

Un buon musulmano è tenuto a rispettare alcune norme alimentari. I divieti fondamentali sono due: il consumo di carne di maiale e, più in generale, di carne non macellata secondo le nostre regole rituali e quello di bevande alcoliche. Ma attenzione: a volte non è facile come può sembrare! Qui in Europa molti alimenti (biscotti, caramelle, yogurt e persino succhi di frutta) contengono grassi animali… Per fortuna anche in Italia iniziano ad essere diffusi prodotti halal, ciò che rispettano i requisiti previsti dalla nostra legge religiosa.

L’Islam è caratterizzato da un profondo senso della comunità (umma), a cui apparteniamo tutti noi credenti che professiamo la fede e viviamo secondo la legge (sharìa). La fede individuale non è sufficiente: per essere buoni musulmani dobbiamo sempre essere coscienti di essere parte di una dimensione collettiva e universale.

Feste, luoghi e simboli
_DSC2636Il luogo di culto in cui la nostra comunità si riunisce per la preghiera comune è la moschea. La struttura originaria delle prime moschee è la riproduzione, in scala più vasta, della casa araba con cortile, come quella abitata da Muhammad a Medina. La casa di Muhammad era luogo di preghiera, di riunioni politiche e insegnamento religioso ed era servita da ricovero per i fedeli poveri e da ospedale per quelli malati. Alle moschee sono spesso annesse strutture destinate a opere di carità, come mense per i poveri, ospedali, ospizi. Il minareto è la torre, alta e slanciata, delle moschee, dal quale il muezzin ci chiama alla preghiera. All’interno della sala della preghiera si trova il mihrab, la nicchia che indica la direzione della Mecca. Di fronte alla nicchia si trova spesso una stanza leggermente rialzata e chiusa da una griglia di ferro, dalla quale le donne possono assistere alla funzione. I pavimenti delle moschee sono quasi interamente coperti di tappeti; noi entriamo nella moschea scalzi. L’arte decorativa è prevalentemente di tipo astratto (arabeschi).

Adhan, la chiamata alla preghiera islamica – Mecca

Il giorno della settimana che consideriamo sacro è il venerdì, quando ha luogo la funzione comunitaria della gium’a (“raduno generale”): a mezzogiorno di questa giornata dobbiamo interrompere il nostro lavoro.

La “grande festa” per noi musulmani, Aid al Kabir ricorda il miracolo compiuto da Dio quando sostituì un montone al figlio che Abramo stava per offrirgli in sacrificio. La festa, che segna anche la conclusione del periodo dedicato al pellegrinaggio a La Mecca, prevede il sacrificio di un montone, un pezzo del quale viene regalato ai poveri.

Ramadan è il nome del nono mese del nostro calendario. L’inizio e la fine del mese sono stabiliti secondo l’apparire della mezza luna nuova. È il mese destinato a celebrare il ricordo della rivelazione del Corano, durante il quale ognuno di noi musulmani, se è sano e maggiorenne, deve astenersi, dall’alba al tramonto, da determinate azioni: assumere qualsiasi tipo di cibo e bevanda, fumare, avere rapporti sessuali. È anche un tempo di preghiera e di istruzione religiosa. Un’atmosfera di festa regna dappertutto dopo il tramonto del sole: pranzi in famiglia, visite di amici, veglia fino a tardi. Il pasto serale d’interruzione del digiuno è una specie di rito fraterno da vivere insieme a familiari, parenti e amici. La notte tra il 26 e il 27 è la ricorrenza di quella “notte sacra” in cui il Corano fu fatto discendere sulla terra. La fine del Ramadan viene suggellata dalla festa della fine del digiuno (Eid al Fitr), che dura tre giorni.

Iftar (rottura del digiuno) alla Moschea di Centocelle Roma

La principale festività sciita è l’Ashura, che commemora l’uccisione dei discendenti di ‘Ali e in particolare di suo figlio Hussein. Molti fedeli in questa occasione usano recarsi in pellegrinaggio a Kerbala, teatro della battaglia, digiunando di giorno e vegliando di notte. Il culmine delle celebrazioni avviene nei giorni nono e decimo del mese di Muharram, con processioni e sacre rappresentazioni che ricordano gli avvenimenti che hanno portato al martirio di Hussein. L’Ashura è anche il momento per ricordarsi dei poveri e per condividere cibo e vino con chi è meno fortunato. Molti offrono cene aperte a tutti per le strade, oppure cucinano per i vicini e gli amici.

Una preghiera
Egli è Dio e non Vi è altro Dio all’infuori di Lui. Il Misericordioso, il Compassionevole, il Re, il Santo, la Pace, il Fedele, il Custode, il Potente, il Molto Forte, il Fiero, il Creatore, il Rinnovatore, Colui che modella, Colui che perdona, il Dominatore, il Munifico, Colui che provvede, Colui che apre, il Sapiente, Colui che contrae, Colui che espande, Colui che abbassa, Colui che innalza, Colui che dà la potenza, Colui che umilia, Colui che tutto ascolta,
Colui che tutto osserva, il Giudice, il Giusto, l’Amabile, il Bene informato, il Paziente, il Sublime, Colui che perdona, il Riconoscente, l’Altissimo, il Grande, il Custode, Colui che vigila, Colui che chiede il conto, il Maestoso, il Generoso, Colui che veglia, Colui che risponde, il Largo (nel dare), il Saggio, l’Amorevole, il Glorioso, Colui che resuscita, il Testimone, il Vero, il Garante, il Forte, l’Irremovibile, l’Amico, Il Degno di lode, Colui che tiene il conto (di tutte le cose), Colui che palesa, Colui al quale tutto ritorna, Colui che dà la vita, Colui che dà la morte, il Vivente, Colui che sussiste da Se stesso e per il Quale tutto sussiste, Colui che trova tutto ciò che vuole, il Glorioso, l’Uno, l’Unico, l’Impenetrabile, il Potente, l’Onnipotente, Colui che fa avanzare, Colui che fa ritardare, il Primo, l’Ultimo, l’Evidente, il Nascosto, l’Alleato, Colui che è cosciente di essere l’Altissimo, il Caritatevole, Colui che accoglie il pentimento, il Vendicatore, Colui che cancella (le conseguenza dei peccati), il Dolcissimo, il Signore Del Regno, Colui che è colmo di Maestà e di Magnificenza, Colui che giudica alla bilancia, Colui che riunisce, il Ricco, Colui che procura l’abbondanza, Colui che impedisce, Colui che nuoce, Colui che procura guadagno, la Luce, Colui che guida, Colui che crea perfettamente (ogni cosa), L’Eterno, Colui che è erede di tutto, Colui che guida sulla retta via, il Paziente.
Che la sua maestà sia magnificata e i suoi nomi santificati!

Preghiera dei 99 nomi di Allah (ascolta l’audio)

Hanno detto…
In occasione del Festival della spiritualità di Torino, a settembre 2013, i Giovani Musulmani italiani hanno curato tre reading pubblici del Corano, uno per ogni giornata della manifestazione. Dopo la lettura, tradotta anche in italiano, è seguita una animata discussione sui versetti, in cui il testo sacro è interpretato con sfumature e sensibilità diverse. Il pubblico italiano è rimasto sorpreso da questa varietà di opinioni. “Questo era proprio il nostro obiettivo”, ha spiegato Khaled, 29enne nato in Egitto e da molti anni ormai a Torino, dove studia economia – “mostrare che nel mondo islamico il dibattito è in corso, che il Corano non si legge in maniera univoca e una volta per tutte. La nostra generazione, anzi, ha proprio il dovere di alimentare questo dibattito e renderlo il più dinamico possibile: una religione statica rischia di essere inconciliabile con la realtà che la circonda”. I giovani musulmani si sono mostrati ottimisti sulle prospettive future di integrazione in Italia: “Nessun cambiamento è repentino”, ha spiegato Sara, nata in Italia da genitori tunisini – “La fiducia reciproca cresce capendo che, come generazione, siamo tutti nella stessa barca, affrontiamo gli stessi problemi. Insomma, a prescindere dalle differenze, facciamo parte della stessa comunità”. 

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Takua ben Mohamed è autrice della graphic novel Sotto il velo, in cui racconta con ironia l’esperienza di una giovane musulmana in Italia che sceglie liberamente di indossare il velo

Lo conosci?
ulkumAgli inizi degli anni Quaranta, Selahattin Ulkumen era il console turco a Rodi. Aveva appena 30 anni e, come la maggior parte dei suoi connazionali, era di religione musulmana. Nel 1943 l’isola, che dal 1912 era colonia italiana, passò sotto il controllo diretto delle truppe naziste. Per la comunità ebraica del luogo le discriminazioni già subite durante il dominio fascista lasciarono il posto allo spettro della deportazione nei campi di concentramento.
Quando nel luglio 1944 scattò il rastrellamento, il console Ulkumen si presentò dal console tedesco per chiedere l’immediato rilascio degli ebrei di cittadinanza turca e delle loro mogli. “Secondo la nostra legge – sostenne – chiunque sposi un turco diventa turco”. In realtà si trattava di un bluff: quella legge non esisteva affatto. Ma con questo stratagemma oltre 200 persone furono salvate. Degli altri 643 ebrei che invece furono deportati da Rodi a Auschwitz, solo 151 sopravvissero.
Il console pagò caro il suo gesto coraggioso: i tedeschi bombardarono per rappresaglia la sua abitazione. La moglie Mihrinissa, incinta di nove mesi, fu gravemente ferita e morì dando alla luce il figlio Mehmet. Nel 1944 la Turchia ruppe definitivamente le relazioni diplomatiche con la Germania nazista e il console Ulkumen lasciò definitivamente Rodi.
Nel 1990, con una cerimonia a Gerusalemme, è stata assegnata a Selahattin Ulkumen l’onoreficenza di “Giusto tra le nazioni”. L’ex console è scomparso nel 2003, a 89 anni.

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Il documentario Cose da non chiedere – Le persone musulmane rispondono racconta con ironia gli stereotipi più diffusi sulla religione islamica.

Per capirci…
imam: responsabile della preghiera nel rito della comunità e capo della nostra comunità. Per i musulmani sciiti, l’imam deve essere un discendente diretto della famiglia del Profeta.
jihad: a volte tradotto, in senso molto riduttivo, come “guerra santa”, il termine letteralmente significa “sforzo, sacro impegno”. Il “jihad maggiore” consiste nell’impegno nel migliorare se stessi, vincendo le proprie passioni. Il cosiddetto “jihad minore” è l’impegno nella difesa dell’Islam contro i suoi nemici.
sharìa: “retta via prescritta” (da Allah), che raccoglie tutti i comandamenti di Dio così come sono enunciati nel Corano e nei detti del Profeta (ahadith, sing. hadith). I suoi precetti sono relativi a tutte le attività dell’uomo nella società e contengono fondamenti del diritto penale, civile e commerciale.
sufismo: corrente mistica islamica, risalente ai secoli VII-VIII, e consistente nella ricerca di un cammino spirituale verso Allah.
sunna: “costume”, “codice di comportamento”. Atti e detti del Profeta, quali sono stati trasmessi negli hadith. Dopo il Corano, la sunna costituisce la seconda fonte della legge islamica.
umma: l’insieme dei credenti musulmani, senza distinzioni culturali, statali o etniche.

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17 settembre 2014