Io sono ebreo. Ti racconto di me…

Noi, ebrei in Italia
La presenza ebraica in Italia risale almeno al 166 a.C. Noi ebrei facevamo parte di quella moltitudine di genti, di religioni, di lingue, di provenienze geografiche, che componevano la realtà cosmopolita dell’Impero romano, pur conservando gelosamente i propri costumi e le proprie tradizioni. Oggi in Italia esistono ufficialmente 21 comunità ebraiche, prevalentemente al centro e al nord, le cui dimensioni variano in modo anche molto considerevole da una località all’altra. Le comunità di Roma, con i suoi 15 mila iscritti, e di Milano, con altri 10 mila, raccolgono da sole il 70% degli ebrei italiani. In totale noi ebrei italiani siamo circa 35-38 mila. La cifra va aumentata di circa il 20% se consideriamo i non iscritti alle comunità locali.

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Vignetta tratta dalla graphic novel Judei de Urbe, di Mario Camerini. Leggila e potrai approfondire la storia della comunità ebraica di Roma!

Gli ebrei in Italia

I nostri inizi
Secondo la Bibbia, Abramo fu il primo dei patriarchi, cioè il “padre” del nostro popolo. La sua storia, come quella degli altri patriarchi, è raccontata nel libro della Genesi. Originario della Mesopotamia, un giorno sentì la voce di Dio che lo invitava a lasciare il suo paese e andare a ovest, nella terra di Canaan. Isacco, figlio di Abramo e di sua moglie Sara, e suo figlio Giacobbe ebbero, secondo la promessa fatta da Dio a Abramo, una numerosa discendenza, che diede origine alle dodici tribù di Israele. Il figlio primogenito di Abramo, Ismaele, nato dalla schiava Agar, divenne invece il capostipite degli Ismaeliti, gli Arabi, che riconoscono in Abramo il loro antenato.
Mosè, nato in Egitto da una donna ebrea, ma allevato alla corte del faraone, è un personaggio centrale nella storia del nostro popolo: si mise a capo della sua gente, che viveva in schiavitù in Egitto, e la guidò per quaranta anni nel deserto, per tornare nella Terra Promessa ad Abramo, la Palestina. Durante il viaggio, sul monte Sinai, Mosé ricevette da Dio la Legge (Toràh).

Gerusalemme (18)
Molti sono i protagonisti della storia di Israele, così come è raccontata nella Bibbia: accanto alle figure politiche hanno un ruolo particolare i profeti, uomini carismatici che parlavano ai re e al popolo “in nome di Dio”. I loro discorsi, raccolti spesso a molti anni di distanza dalla loro predicazione, alternano severe invettive a brani molto poetici, che annunciano la salvezza per tutto il popolo di Israele.

E la storia continua così
PAGINA MINIATA DELLA BIBBIA EBRAICAFin dall’antichità, numerose comunità ebraiche erano diffuse in tutto il mondo, soprattutto lungo le vie dei commerci. Le principali erano a Roma, Costantinopoli, Babilonia, Alessandria d’Egitto. Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dell’imperatore Tito (70 d.C.) solo una piccola minoranza di ebrei rimase in Palestina. Gli ebrei, pur essendo spesso vittime di pregiudizi e persecuzioni, si integrarono con la cultura del luogo dove vivevano, dando luogo a tradizioni molto diverse all’interno dell’ebraismo. Le principali sono la tradizione sefardita (da Sefaràd: “Spagna”), tipica degli ebrei che, cacciati dalla Spagna nel 1492, si sparsero nei paesi, prevalentemente musulmani, del Mediterraneo (Marocco, Tunisia, Turchia) e quella ashkenazita (da Ashkenàz, Europa dell’Est). La maggior parte degli ebrei ashkenaziti, che diedero un profondo contributo alla storia della cultura europea, perì durante la Seconda Guerra Mondiale: la memoria del loro sterminio organizzato dai nazisti (l’Olocausto, in ebraico shoàh) è un dovere per ogni ebreo.

Il film Vai e vivrai , del regista Radu Mihaileanu, approfondisce i temi dell’ebraismo legati alla migrazione e all’identità.

Le nostre scritture
I principali libri della nostra letteratura religiosa antica sono raccolti nella Bibbia, che si divide in tre sezioni: la Legge (Toràh), i Profeti (Neviìm) e gli Scritti (Ketuvìm).

bereshit
La Toràh è composta da 5 libri (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) e per questo è chiamata anche Pentateuco. Il libro della Genesi contiene la storia della creazione del mondo e la vita dei patriarchi. Il libro dell’Esodo narra il soggiorno degli ebrei in Egitto e la loro uscita da questa terra al seguito di Mosé. Nel Levitico si parla soprattutto del culto, affidato ai sacerdoti appartenenti alla tribù di Levi. Nel libro dei Numeri si raccontano vari importanti episodi avvenuti durante la permanenza nel deserto. Infine il Deuteronomio raccoglie alcuni discorsi di Mosè al popolo, tra cui i primi due brani dello Shemàh (“Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno”).

Accanto alla Legge scritta nel Pentateuco, riteniamo essenziale la “Toràh orale”, ovvero quegli insegnamenti che sono stati trasmessi a voce e fissati solo tra il II e il V secolo d. C. nel Talmùd (“insegnamento”), una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti (hakhamìm) e i maestri (rabbi) circa i significati e le applicazioni dei passi della Legge.

In che crediamo
La nostra dottrina ha un valore soprattutto pragmatico: più che un sistema teologico di credenze è uno stile di vita e il suo contenuto essenziale è compiere la volontà divina. Questa volontà si esprime nella Toràh, scritta (il Pentateuco) e orale (il Talmùd), e nei precetti (mizvòt) che essa prescrive. All’uomo è stato dato il compito di completare e di perfezionare il mondo, lasciato da Dio volontariamente incompiuto, osservando le leggi di giustizia, di amore, di santità. In questo modo l’uomo non è solo servo di Dio, ma suo collaboratore.

Untitled2La Torah è l’essenza del patto (berìt) che Dio ha stretto con il popolo di Israele. Il patto, rinnovato di generazione in generazione, è simbolicamente rappresentato dalla circoncisione: “Voi circonciderete la vostra carne e questo sarà il segno del patto tra Me e voi” (Genesi 17, 11). Questo segno esterno e indelebile è però soprattutto simbolo di una circoncisione più profonda che ogni ebreo deve imprimere nel suo cuore.

Per noi, un altro concetto fondamentale è quello della futura venuta del Messia. “Messia” è colui che verrà scelto dal Signore per redimere Israele e introdurre una nuova era di pace, di felicità, di bontà fra gli uomini di tutta la terra. Col suo avvento cesseranno le sofferenze, le distruzioni, le guerre. “Credo con fede assoluta nella venuta del Messia”, recita una preghiera tradizionale, “e anche se tarderà, io comunque lo aspetterò”.

Come viviamo
La consapevolezza della presenza divina deve ispirare e guidare ogni nostro atto. In ogni momento della vita se sono osservante mi devo domandare: “Come devo comportarmi per conformare la mia azione alla volontà divina?”.
Il nostro principale valore di riferimento è la giustizia, attributo principale di Dio e legge fondamentale su cui si basano i rapporti fra uomo e uomo e con il mondo stesso. “È ebreo chiunque non resti indifferente allo spettacolo delle ingiustizie commesse contro il prossimo”, diceva Abraham Joshua Heschel, un filosofo e rabbino del secolo scorso. È dunque dovere di ognuno di noi vivere e agire secondo giustizia. Ma che significa essere “giusto”? Significa considerare con benevolenza i propri simili, abbandonare ogni astio, ogni parzialità; agire con giustizia verso i bisogni altrui, sentendosi responsabili dei bisogni degli altri. È atto di giustizia, infine, rispettare sempre i diritti degli altri: non solo non recare danno a chi è vicino, ma aiutare e difendere colui che venga ingiustamente sopraffatto, anche se è uno straniero.

Cerimonia ebraica in cui si da ai bambini il primo capitolo del Talmud.

Il rispetto di uno stile di vita ebraico implica anche l’osservanza di norme alimentari. Per kasherùt si intende l’insieme delle norme che insegnano quali sono i cibi permessi (kashèr) e il modo di prepararli. Queste norme, oltre a vietare il consumo di alcuni cibi (carne di maiale, frutti di mare), prevedono tra l’altro le modalità di macellazione della carne, che per essere consumata deve essere del tutto priva di sangue.

Il libro a fumetti Il Gatto del Rabbino, di Joann Sfar, racconta i precetti dell’ebraismo attraverso le avventure di un gatto!

Feste, luoghi e simboli
La sinagoga costituisce il centro spirituale della nostra comunità e il luogo privilegiato della preghiera. L’architettura delle sinagoghe è generalmente piuttosto semplice.

sinagoga

Immagine tratta dal libro: Religione Perchè?, EDB

Gli elementi essenziali sono l’ “armadio sacro” (arón ha-kòdesh), che custodisce i rotoli della Legge e una lampada sempre accesa, il ner tamìd, simbolo della luce eterna della Toràh. Generalmente sono previsti spazi separati per uomini e donne. Ma il vero centro della vita religiosa ebraica è la nostra casa, considerata un “piccolo tempio”. Molte importanti celebrazioni religiose, come ad esempio la cena di Pesah, si svolgono intorno alla tavola dove la famiglia si riunisce per il pasto.

Visita ai luoghi dell’ebraismo

Lo Shabbàt, il sabato, è la festività principale del nostro calendario. Come tutti gli altri giorni esso inizia al tramonto del giorno precedente. Durante questo giorno, interamente dedicato a Dio, è previsto il riposo assoluto: dobbiamo sospendere ogni lavoro, anche cucinare, scrivere, viaggiare. La nostra tradizione ha immaginato il sabato come una sposa, che arriva il venerdì sera e deve essere accolta con tutti gli onori, in un clima di festa che coinvolge tutta la famiglia. (Benedizione del sabato, Kiddush: ascolta)

Le nostre festività si distinguono in due gruppi: le tre feste “di pellegrinaggio” (Pesah, Shavu’òt e Sukkòt), due feste più austere e di penitenza, il Capodanno (Rosh Hashanà) e lo Yom Kippùr, il giorno dell’espiazione. Le prime commemorano momenti importanti dell’epoca biblica (l’uscita dall’Egitto, il dono della Legge sul Sinai e il cammino nel deserto verso la Terra Promessa) e coincidono con i momenti più significativi della vita dei campi (la primavera, la mietitura, la fine del raccolto). Le seconde sono momenti dedicati alla preghiera e alla penitenza, occasioni per pentirci delle nostre colpe e riconciliarci con gli altri e con Dio.

Approfondisci: Le festività ebraiche

La nostra tradizione conosce molti simboli, legati alla religiosità quotidiana, alle feste e alla storia del nostro popolo. Ad esempio, usiamo attaccare allo stipite destro di case, stanze e negozi la mezuzàh, un piccolo rotolo di pergamena chiuso in un astuccio, come segno della sua osservanza. La menoràh, il candelabro a sette bracci, rappresenta il candelabro che si trovava nel tempio di Gerusalemme ed è fin dall’antichità uno dei simboli principali della nostra religione.

Cerimonia ebraica in cui si da ai bambini il primo capitolòo del Talmud.

Una preghiera
Signore del mondo, che regnò già prima
che qualunque creatura fosse plasmata,
nel momento in cui tutto fu fatto
conforme al Suo desiderio
allora cominciò a essere chiamato re.
E dopo che tutto avrà cessato di esistere
regnerà ancora da solo, maestoso:
Egli era, Egli è,
ed Egli sarà nella gloria.

Inno liturgico del mattino

Ascoltalo in musica

Hanno detto…
images (16)In un’intervista rilasciata al mensile La Civiltà Cattolica, il rabbino Abraham Skorka, rettore del seminario latinoamericano di Buenos Aires, ha commentato così il valore della preghiera per la pace: «L’atto di pregare deve necessariamente avviarsi con uno sguardo critico introspettivo, volto ad analizzare le azioni compiute e i conseguenti errori. Senza l’umiltà di una simile autocritica, e senza la decisione di cambiare ciò che va male o di migliorare ciò che, pur essendo buono, richiede correzioni, l’atto del pregare non ha senso. Preghiere e rituali se non si trasformano in azioni non hanno alcun senso».

Lo conosci?
Manuela Dviri é nata a Padova nel 1949 da famiglia di religione ebraica. Nel 1968 si è trasferita in Israele. Insegnante, si è specializzata sui metodi di apprendimento per i portatori di handicap mentali. In Italia è particolarmente nota per l’attività giornalistica, in Israele è più conosciuta per la sua tenace battaglia contro la guerra. La iniziò nel febbraio 1998, dopo la morte del figlio minore, Yoni, impegnato come militare nel Libano meridionale. Da allora, Manuela si batte per il ritiro delle truppe israeliane dal Libano e per il dialogo tra palestinesi e israeliani.
La ricerca del dialogo tra arabi e israeliani è il contenuto costante dei suoi scritti (libri, racconti, articoli) e su questi argomenti è intervenuta frequentemente in programmi televisivi, sia in Israele che all’estero. Ha ottenuto diversi riconoscimenti (quali il Premio Viareggio, nel 2004, insieme alla scrittrice palestinese Suad Amiry).

ebraismo

Per capirci…
berakhà: “benedizione”. La berakhà accompagna e sottolinea molte azioni della vita quotidiana. Esistono benedizioni specifiche per i diversi cibi che mangiamo e per le azioni che compiamo.
kabbalàh: “tradizione ricevuta”. Il termine indica la tradizione mistica ebraica di origine medievale, che ha inizio nel secolo XIII nella Francia meridionale e in Spagna.
kashèr/kòsher: “adeguato”. Il termine si riferisce a tutto ciò che corrisponde alle norme di vita ebraica come stabilite dalla tradizione. In particolare si riferisce alla preparazione degli alimenti e delle bevande.
mizvah, pl. mizvòt: “precetto, norma comandata”. Sono i 613 precetti che noi ebrei siamo tenuti ad osservare.
shemàh: “Ascolta”. È la più famosa preghiera ebraica che comincia con le parole “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo” e viene citata al mattino, alla sera e prima di coricarsi.
toràh: “insegnamento, Legge”. Si designa specificamente con questo nome il Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia. La tradizione ha chiamato questi libri la toràh scritta, per distinguerla da quella orale che comprende le tradizioni e i commenti applicativi dei Maestri. Con il tempo anche la toràh orale è stata posta per iscritto, nel Talmùd.

Approfondisci: Glossario UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

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17 settembre 2014