Io sono cristiano. Ti racconto di me…

Noi, cristiani in Italia
L’Italia è un paese di lunga e prevalente tradizione cattolica (nel 2006 quasi l’88% dei cittadini si dichiaravano cattolici e circa il 37% praticanti). Sono tuttavia significative e antiche le presenze di alcune chiese protestanti, in particolare quella valdese, attiva nel nostro paese fin dal 1200. Con l’immigrazione il panorama del cristianesimo italiano si è arricchito e diversificato: la maggioranza degli immigrati sono cattolici, ma è cresciuta la presenza degli ortodossi (greci, russi, egiziani, etiopi, eritrei e rumeni) e delle diverse Chiese protestanti, come quelle pentecostali.

Breve storia dei valdesi

I nostri inizi
crocigfisso san damiano cristo voltoIl fondatore della nostra religione è Gesù di Nazareth. Egli era ebreo, nato a Betlemme e cresciuto a Nazareth con i suoi genitori, Maria e Giuseppe. Verso i trent’anni cominciò a percorrere le strade del suo paese per annunciare il “Regno di Dio”. Un Regno di pace, di giustizia, di benevolenza e solidarietà, con un’attenzione particolare nei confronti dei più poveri e dei diseredati. Un Padre misericordioso e compassionevole che “gioisce più per un peccatore che si converte che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione”. Le folle lo seguivano e fu considerato dai capi religiosi e politici del suo tempo come un pericoloso sovvertitore dell’ordine stabilito. Fu crocifisso in mezzo a due ladroni perdonando coloro che lo avevano condannato. Noi crediamo che Dio Padre lo abbia resuscitato dai morti e questa credenza è il centro della fede cristiana. I suoi apostoli diffusero rapidamente il suo messaggio e il suo stile di vita nel mondo allora conosciuto, secondo le sue indicazioni: “annunciate la Buona Notizia della salvezza a tutti i popoli, fino agli estremi confini della terra”. Per noi cristiani, Gesù non è semplicemente un profeta ma il Figlio stesso di Dio.

E la storia continua così
pietro_paolo2Fin dalle origini, i cristiani erano divisi in comunità, che intendevano in modi differenti il messaggio cristiano. Nel corso della storia queste differenze si sono spesso approfondite, talora sovrapponendosi a questioni di carattere più politico che strettamente religioso. Tutti ci richiamiamo a Gesù Cristo come unico punto di riferimento, ma il modo di vivere la nostra fede, di celebrarla e di annunciarla varia dall’una all’altra confessione.
Le chiese cristiane possono essere classificate in diversi modi. Una suddivisione abbastanza semplice è quella che distingue le chiese occidentali da quelle orientali.

 

 

Guarda il video sulla Chiesa cattolica ucraina di rito bizantino

 

Le nostre scritture
Noi cristiani abbiamo come punto di riferimento principale la Bibbia, che comprende i libri sacri degli ebrei (con alcune aggiunte), che noi chiamiamo Antico Testamento, e il Nuovo Testamento. Fanno parte del Nuovo Testamento i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, un buon numero di lettere scritte da San Paolo e da alcuni degli apostoli alle prime comunità cristiane e l’Apocalisse. La Bibbia è considerata “parola di Dio”, nel senso che è stata da Dio ispirata agli uomini che, nel corso della storia, hanno redatto i testi da cui è composta. Viene letta in particolare durante le celebrazioni ma ciascuno di noi è invitato a leggerla con assiduità, traendone ispirazione per la propria vita.

In che crediamo
_DSC0663Tutti noi cristiani crediamo in un solo Dio creatore, fonte di vita e di amore, che si è fatto conoscere anzitutto agli ebrei; crediamo in Gesù Cristo, unico Signore e salvatore, che ha manifestato all’umanità l’amore di Dio; crediamo nello Spirito Santo, presenza attiva di Dio nella storia. In altre parole, crediamo in un solo Dio in tre persone, la “Trinità”.

Noi cristiani riteniamo che il Signore rivolga a uomini e donne un appello personale alla fede, da vivere con fedeltà, coerenza e obbedienza, e che tutti i credenti siano raccolti in un solo popolo, il popolo di Dio, cioè la Chiesa. Intendiamo tuttavia in modi diversi l’organizzazione della Chiesa stessa e le manifestazioni della vita religiosa, individuale e comunitaria. Il cuore del messaggio cristiano è l’annuncio della comunione, una vita condivisa con Dio che ha come conseguenza una solidarietà tra gli esseri umani, tutti figli e figlie di uno stesso Padre.

padrenostroCrediamo anche che, alla fine dei tempi, Cristo tornerà nella gloria “per giudicare i vivi e i morti” e regnare per sempre sulla creazione. Nell’attesa di questa “seconda venuta” (parusìa), che era attesa come imminente dalle prime comunità cristiane, tutti i credenti sono chiamati a vivere nella speranza, proiettati verso un futuro di redenzione definitiva.

Come viviamo
Essere cristiani non significa solo credere nel Dio Padre annunciato da Gesù Cristo, ma anche adottare uno stile di vita conforme ai suoi insegnamenti. Per questo dovremmo sforzarci di essere misericordiosi e compassionevoli come lo è stato Gesù, praticando la giustizia, ma rinunciando a ogni vendetta. Oltre ad amare Dio “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”, quindi, cerchiamo anche di “amare il prossimo come noi stessi”.

Nel libro del sacerdote Giancarlo Bregantini, Non possiamo tacere , troverai una testimonianza di fede e amore cristiano.

Noi cristiani crediamo inoltre che Gesù abbia indicato dei gesti simbolici, le cui modalità sono state fissate nei secoli dalla Chiesa, attraverso i quali la grazia divina agisce efficacemente nella vita quotidiana dei fedeli. Questi gesti, detti sacramenti, accompagnano i momenti più importanti della nostra vita, dalla nascita alla morte. La Chiesa cattolica e quella ortodossa ne individuano sette: il battesimo, la cresima (o confermazione), l’eucaristia, la penitenza, l’unzione degli infermi, l’ordine sacro e il matrimonio.

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Feste, luoghi e simboli
Ogni confessione cristiana ha i suoi luoghi per la celebrazione: i cattolici si riuniscono in chiesa, i protestanti vanno al tempio, gli ortodossi hanno anch’essi delle chiese ma diverse per struttura e decorazione da quelle dei cattolici.

Breve documentario sull’ortodossia

Le nostre feste principali rimandano direttamente alla storia di Gesù Cristo, ripercorrendone le tappe fondamentali. La festa più importante dell’anno cristiano è la Pasqua, in cui ricordiamo la passione, la morte e la risurrezione di Gesù. È la festa della Vita più forte di qualsiasi morte: i cattolici e i protestanti la celebrano la prima domenica dopo la prima luna piena di primavera e gli ortodossi la domenica successiva. La festa è preparata dalla Quaresima, un periodo di riflessione e raccoglimento in cui facciamo memoria dei quaranta giorni vissuti da Gesù nel deserto. Adottando uno stile di vita più sobrio, ritroviamo la genuinità della nostra fede e chiediamo perdono per i nostri peccati. Il Natale, che si celebra il 25 dicembre (o il 7 gennaio, per gli ortodossi), è invece la festa che ricorda e attualizza la nascita di Gesù, Figlio di Dio, come uomo, da Maria.

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Il principale simbolo cristiano è la croce, che ricorda la morte di Gesù e la sua resurrezione, ovvero il cuore stesso della nostra fede. Fin dall’antichità la croce è stata adottata dai cristiani anche come gesto (il “segno della croce”), che si ottiene toccandosi con tre dita la fronte, l’ombelico e poi, una dopo l’altra, le due spalle. «Sia quando arriviamo che quando partiamo, sia quando ci calziamo i sandali che quando siamo in bagno o in tavola, sia quando accendiamo le nostre candele che quando ci riposiamo o ci sediamo, qualunque lavoro intraprendiamo, ci segniamo con il segno della Croce», scriveva Tertulliano già nel terzo secolo.

 

 

Una preghiera
Signore, all’alba della nostra vita noi sapevamo di appartenere soltanto a te
volevamo camminare con passo deciso verso di te.
Non sapevamo che la stella illumina differenti sentieri,
non sapevamo che risplende anche in acque stagnanti,
non pensavamo che brillasse sui buoni e sui cattivi.
Non conoscevamo le vie tortuose e impervie, i vicoli ciechi
e i lacci nascosti per farci cadere, le strade impraticabili e i torridi deserti.
Non sapevamo di essere solo dei viandanti, dei pellegrini
a un tempo itineranti ed erranti, dei nomadi in cerca di terre del cielo.
Signore, concedici di partire e trovare sorgenti, di non lasciarci attirare
dall’acqua stagnante, di non perdere il gusto dell’acqua di fonte.
Resta sempre accanto a noi nel nostro cammino
per sostenerci nella ricerca del tuo volto di luce
per guidarci di notte con il fuoco e di giorno con la brezza.
Quelli che si sono smarriti ritornino a te
quelli che non ti hanno conosciuto possano incontrarti
quello che sono morti si ritrovino in te.

Ufficio Monastico della Comunità di Bose

Hanno detto…
In occasione della sua visita a Lampedusa, l’8 luglio del 2013, Papa Francesco, prendendo spunto dai tanti naufragi in cui perdono la vita migliaia di migranti che cercano di arrivare in Europa in cerca di protezione, ha commentato: “Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Oggi nessuno si sente responsabile di questo.
La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!
Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del ‘patire con’.
Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”.

Il film Amazing Grace, del regista Michael Apte, racconta la storia di un deputato di fede anglicana che lotta per l’abolizione della schiavitù dei neri.

Lo conosci?
frere_roger3Frère Roger Schultz
, nato il 12 maggio 1915 in una piccola località della Svizzera, fu profondamente segnato dalla Seconda Guerra Mondiale, che vide come una tragica conseguenza delle discordie tra i cristiani d’Europa. Nel 1940, trasferitosi in Francia, compra una casa nella Borgogna, con l’intento di creare una comunità monastica dedicata alla riconciliazione e di aiutare le persone sofferenti. Nel piccolo villaggio di Taizé, dove si stabilì, si iniziarono ad accogliere, in semplicità e povertà, dei rifugiati che fuggivano la guerra, tra cui alcuni ebrei. Poco alla volta qualche altro giovane venne ad unirsi ai primi fratelli, cattolici e di diverse origini evangeliche, provenienti da oltre venticinque nazioni. Dagli anni 1950, dei fratelli andarono a vivere in luoghi svantaggiati del mondo, in Asia, Africa e America Latina per essere testimoni di pace, per stare accanto a coloro che soffrono.
Con la sua stessa esistenza, la comunità è un segno concreto di riconciliazione tra cristiani divisi e tra popoli separati.
Ogni settimana, giovani di diversi continenti arrivano sulla collina di Taizé. Sono alla ricerca di un senso per la loro vita, in comunione con molti altri di loro. Certe settimane d’estate, più di 5.000 giovani da 75 paesi possono ritrovarsi uniti in questa comune avventura.

cristianesimo

Per capirci…
chiesa: dal greco ekklesia “assemblea”, indica la comunità di tutti i cristiani del mondo (Chiesa universale) o la comunità che si riunisce in un determinata città o paese (Chiesa locale).
dogma: termine del linguaggio ecclesiastico usato per indicare un principio certo e una verità inconfutabile (dal greco dògma, “dottrina comunemente accettata”, “decreto”).
sacramento: gesto simbolico, le cui modalità sono state fissate nei secoli dalla Chiesa, attraverso i quali la grazia divina agisce efficacemente nella vita quotidiana dei fedeli.
vangelo: narrazione che riguarda la vita di Gesù e i suoi insegnamenti (la “buona notizia”). Quattro Vangeli (Vangelo di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni) fanno parte del Nuovo Testamento, altri invece non sono stati inclusi nel canone e sono detti apocrifi. Rispetto ai Vangeli canonici, contengono spesso indicazioni relative anche all’infanzia di Gesù, oppure riportano lunghi elenchi di detti a lui attribuiti.

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17 settembre 2014