Centro Astalli Catania

Dal 1999 il Centro Astalli Catania è un punto di riferimento per i rifugiati che arrivano nel territorio siciliano. L’associazione fa fronte alle diverse problematiche connesse alla fase di primo arrivo di chi spesso ha rischiato la vita in mare.

Il 2015 è stato caratterizzato da un aumento degli sbarchi sulle coste della Sicilia sud-orientale. Di fronte a questa emergenza il Centro Astalli Catania ha tentato di rispondere a un numero sempre crescente di richieste di aiuto e di accompagnamento. È stato necessario potenziare alcuni servizi come lo sportello lavoro e la scuola di italiano.

Volontari e operatori da anni prestano assistenza nella Casa Circondariale di Catania che nel 2015 ha visto un aumento dei detenuti stranieri adulti, proponendo loro anche attività culturali e di socializzazione che hanno lo scopo di avviare percorsi di recupero e riabilitazione. Si è potenziato il servizio presso l’Istituto Minorile di Bicocca dove ci sono molti minori egiziani con l’imputazione di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si tratta di giovani spesso vittime inconsapevoli dei trafficanti che affidano loro il compito di guidare le imbarcazioni cariche di migranti verso l’Europa.

Buona parte dell’utenza del Centro Astalli Catania è composta di persone transitate presso le grandi strutture pubbliche della Sicilia orientale, in particolare presso il centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo e il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo. Con l’attivazione degli hotspot previsti dall’UE, il Centro Astalli Catania ha dovuto fronteggiare diverse criticità date dalle nuove procedure di identificazione dei migranti allo sbarco: sono aumentate le richieste di migranti che necessitano di accompagnamento legale, cure mediche o dell’insegnamento della lingua italiana.

Da agosto 2014 il Centro Don Pino Puglisi, bene confiscato alla mafia e affidato dal 2013 al Centro Astalli Catania, ha potuto accogliere i primi ospiti: nuclei famigliari, giovani donne eritree e minori stranieri non accompagnati provenienti da Senegal, Gambia e Nigeria.

CONTATTACI

Catania-Centro Astalli
Via Tezzano 71
95131 Catania
Tel.   095 535064
www.centroastallicatania.it
astallict@virgilio.it

C. F. (da utilizzare per il 5×1000): 93154170877

PRESIDENTE
P. Antonio Damiani sj

Staff : Elvira Iovino, Martina Monteforte, Piero Ristagno
Mediatori culturali: 3
Volontari: 73

statistiche

Utenti del Centro Astalli Catania nel 2015

Nel 2015 il numero di nuovi utenti del Centro Astalli Catania è aumentato notevolmente rispetto all’anno precedente: più del 40% di loro proviene da Senegal, Nigeria e Gambia. In particolare, la scuola di italiano, lo sportello lavoro, il servizio carceri hanno risposto alle esigenze di un’utenza pressoché raddoppiata. Nel 2015, ad esempio, i detenuti stranieri seguiti presso la Casa Circondariale di Catania, sono stati in totale 1.404, in aumento rispetto l’anno precedente. Per i richiedenti asilo e i rifugiati l’apprendimento della lingua e la ricerca di un impiego rappresentano due elementi indispensabili per raggiungere l’autonomia e portare a termine un percorso di integrazione in Italia. Per questo, anche nel 2015, la scuola di italiano e lo sportello lavoro sono stati servizi molto sollecitati e la loro importanza risulta ancora più evidente in un momento storico difficile e in un territorio che fa fatica a rispondere alla crescente domanda di lavoro.

94-95 CA Catania 2016

Testimonianze

Il Centro Astalli entra in carcere

Catania2Tutto è iniziato per “caso” a febbraio del  2004: una mia amica, vice-direttrice dell’Istituto Penale Minorile di Bicocca, sapendomi volontaria del Centro Astalli, mi parla dell’estrema solitudine dei ragazzi immigrati detenuti, delle difficoltà enormi di integrazione e di inserimento nei programmi educativi, dell’impossibilità di effettuare colloqui coi familiari, dell’isolamento a cui spesso sono costretti per evitare episodi di razzismo.

Mi sottopone il caso di Hicham, giovanissimo marocchino che ha appena tentato di suicidarsi: è in cella di isolamento, rifiuta il cibo e qualsiasi colloquio con psichiatra, psicologa ed educatori, passa tutto il giorno prostrato a pregare. Fratel Francesco Accurso ed io iniziamo con grande entusiasmo questo cammino che si rivela subito straordinario: i ragazzi del carcere si aprono con noi, prendono confidenza, ci aspettano con trepidazione, ci chiedono tutto quello che chiederebbero alla loro mamma: consigli, sigarette, cioccolata, riviste di moto, magliette, biancheria… le cose più disparate. Contattiamo un imam, lo portiamo da Hicham, gli regaliamo un tappetino per pregare, telefoniamo alla sua famiglia. Riallacciamo il filo di un difficile rapporto familiare spezzato. Intanto alcuni ragazzi rom ci fanno “accurate lezioni di borseggio”, altri ci regalano deliziosi disegni o oggetti di terracotta, procuriamo loro una famiglia dove poter trascorrere il Natale, li seguiamo anche e soprattutto quando “escono” nel tentativo di non farli ri-immettere nel circuito malavitoso.

Dopo qualche mese mi arriva una lettera dalla Casa Circondariale di Piazza Lanza scritta da Sonia, una detenuta tunisina. Mi dice di essere sola al mondo, di avere già fatto due anni di carcere difficilissimi, di avere estremo bisogno di aiuto e conforto senza i quali non se la sente più di andare avanti. Grazie ad una volontaria del Centro Astalli che è magistrato, riesco ad ottenere un permesso per un colloquio. Prima di incontrarla mi ricevono il direttore dell’area educativa e una psicologa che mi fanno un quadro della situazione assolutamente drammatico. La detenuta compie continui atti di autolesionismo, ha avuto bruttissime crisi di astinenza, assume psicofarmaci ed è un elemento difficilissimo. Finalmente la incontro: è uno “zombie”, imbottita di sonniferi, piena di tagli lunghissimi malamente ricuciti. Ha la lingua così impastata che non riesco neanche a capire cosa mi dice. Ha una protesi dentaria rotta che le balla in bocca, le mani gonfissime con unghie talmente lunghe e sporche da testimoniare inequivocabilmente che non fa assolutamente nulla tutto il giorno. Dopo quell’incontro, si fa forte il desiderio di iniziare il servizio anche dentro quel carcere. Così, con fratel Francesco formiamo un gruppetto e chiediamo di diventare assistenti volontari. Ormai seguiamo stabilmente tutti i detenuti stranieri che si susseguono a piazza Lanza (mediamente 30) teniamo i rapporti con le loro famiglie, con i loro avvocati, con i magistrati di sorveglianza, con gli educatori.

Infine, pochi mesi fa mi telefona inaspettatamente il Direttore del carcere di Alta Sicurezza di Bicocca per chiedere la nostra collaborazione con i detenuti stranieri di quell’Istituto. Da qualche settimana fratel Francesco ed io incontriamo anche 15 detenuti di Alta Sicurezza che fanno parte ormai della nostra “famiglia”.

Dimenticavo: adesso Sonia vive in una casa famiglia, è libera dalle 7 alle 21, non prende da tempo alcun farmaco, viene quotidianamente al Centro Astalli a fare volontariato, ride, cucina couscous per tutti e presto avrà nuovi denti bellissimi. Hicham invece è tornato in Marocco, studia, mi scrive lettere commoventi che conservo come una reliquia e mi fa scrivere anche dalla sua mamma, ovviamente in arabo, ma tanto c’è Abdul che traduce tra una lacrima e l’altra.

Elvira Iovino

7 giugno 2013