Centro Astalli Catania

Dal 1999 il Centro Astalli Catania è un punto di riferimento per i rifugiati che arrivano nel territorio siciliano. L’associazione fa fronte alle diverse problematiche connesse alla fase di primo arrivo di chi spesso ha rischiato la vita in mare.

Buona parte dell’utenza del Centro Astalli Catania è composta di persone transitate presso le grandi strutture pubbliche della Sicilia orientale, in particolare presso il centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo e il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo.

Sono molti i servizi offerti a un’utenza sempre numerosa. Lo sportello legale è attivo nella difesa dei diritti dei richiedenti asilo, diniegati e minori stranieri non accompagnati. L’ambulatorio medico distribuisce farmaci da banco e consente di usufruire di visite di medicina generale e di accertamenti specialistici ai tanti migranti assistiti che nel 2017 sono stati in gran parte uomini provenienti dall’Africa sub-sahariana, affetti soprattutto da patologie respiratorie e cutanee. I corsi di lingua italiana rappresentano una necessità nel percorso d’integrazione: molto richiesti i corsi di alfabetizzazione e le attività legate allo sportello lavoro, a sostegno del non sempre facile cammino verso l’autonomia.

È proseguita, con maggiore impegno, l’assistenza presso la Casa Circondariale di Catania che nel 2017 ha coinvolto 1.389 persone: colontari e operatori svolgono il prezioso compito di mantenere i contatti con i legali e i familiari lontani e, dopo la detenzione, supportano i migranti nel percorso di rimpatrio assistito o nel reinserimento lavorativo.

Il Centro Don Pino Puglisi, bene confiscato alla mafia e affidato dal 2013 al Centro Astalli Catania, diventato nel 2016 Centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati ha ospitato nel corso dell’anno 40 minori non accompagnati per la maggior parte provenienti da Paesi dell’Africa occidentale.

CONTATTACI

Catania – Centro Astalli
Via Tezzano 71
95131 Catania
Tel.   095 535064
www.centroastallicatania.it
astallict@virgilio.it

PRESIDENTE
Elvira Iovino

Consiglio direttivo:
Riccardo Campochiaro
Francesca Di Giorgio
Franco Russo
P. Giovanni Di Gennaro sj

Operatori: 2
Mediatori culturali: 2
Volontari: 55

Centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati

PRESIDENTE
Giuseppina Leda Adamo

Consiglio direttivo
Antonino Russo
Sandra Costantino
Marilina Ferrara
P. Giovanni Di Gennaro sj

Operatori: 9
Mediatori culturali: 2
Volontari: 40

Statistiche

Utenti del Centro Astalli Catania nel 2017

Nel 2017 il numero di nuovi utenti del Centro Astalli Catania è aumentato notevolmente rispetto all’anno precedente. Tra i servizi erogati quelli maggiormente frequentati dall’utenza sono stati il servizio carceri, l’ambulatorio medico, seguito dal servizio legale.

Per i richiedenti asilo e i rifugiati l’apprendimento della lingua rappresenta un elemento indispensabile per raggiungere l’autonomia e portare a termine un percorso di integrazione in Italia. Per questo, anche nel 2017, la scuola di italiano è stato un servizio molto sollecitato.

A marzo, in collaborazione con la par rocchia SS. Pietro e Paolo e la Fondazione con il Sud, è stata inaugurata l’Agenzia Solidale Catania. Si tratta di un progetto articolato in più fasi che prevede la formazione dei volontari (affidata al Centro Astalli), l’accoglienza in appartamenti di alcune fa miglie migranti, il rafforzamento e la nascita di nuovi centri d’ascolto per cercare di far fronte alla presenza crescente in città di persone in stato di bisogno.

CA Catania
CA Catania CPA

Testimonianze

Il Centro Astalli entra in carcere

Catania2Tutto è iniziato per “caso” a febbraio del  2004: una mia amica, vice-direttrice dell’Istituto Penale Minorile di Bicocca, sapendomi volontaria del Centro Astalli, mi parla dell’estrema solitudine dei ragazzi immigrati detenuti, delle difficoltà enormi di integrazione e di inserimento nei programmi educativi, dell’impossibilità di effettuare colloqui coi familiari, dell’isolamento a cui spesso sono costretti per evitare episodi di razzismo.

Mi sottopone il caso di Hicham, giovanissimo marocchino che ha appena tentato di suicidarsi: è in cella di isolamento, rifiuta il cibo e qualsiasi colloquio con psichiatra, psicologa ed educatori, passa tutto il giorno prostrato a pregare. Fratel Francesco Accurso ed io iniziamo con grande entusiasmo questo cammino che si rivela subito straordinario: i ragazzi del carcere si aprono con noi, prendono confidenza, ci aspettano con trepidazione, ci chiedono tutto quello che chiederebbero alla loro mamma: consigli, sigarette, cioccolata, riviste di moto, magliette, biancheria… le cose più disparate. Contattiamo un imam, lo portiamo da Hicham, gli regaliamo un tappetino per pregare, telefoniamo alla sua famiglia. Riallacciamo il filo di un difficile rapporto familiare spezzato. Intanto alcuni ragazzi rom ci fanno “accurate lezioni di borseggio”, altri ci regalano deliziosi disegni o oggetti di terracotta, procuriamo loro una famiglia dove poter trascorrere il Natale, li seguiamo anche e soprattutto quando “escono” nel tentativo di non farli ri-immettere nel circuito malavitoso.

Dopo qualche mese mi arriva una lettera dalla Casa Circondariale di Piazza Lanza scritta da Sonia, una detenuta tunisina. Mi dice di essere sola al mondo, di avere già fatto due anni di carcere difficilissimi, di avere estremo bisogno di aiuto e conforto senza i quali non se la sente più di andare avanti. Grazie ad una volontaria del Centro Astalli che è magistrato, riesco ad ottenere un permesso per un colloquio. Prima di incontrarla mi ricevono il direttore dell’area educativa e una psicologa che mi fanno un quadro della situazione assolutamente drammatico. La detenuta compie continui atti di autolesionismo, ha avuto bruttissime crisi di astinenza, assume psicofarmaci ed è un elemento difficilissimo. Finalmente la incontro: è uno “zombie”, imbottita di sonniferi, piena di tagli lunghissimi malamente ricuciti. Ha la lingua così impastata che non riesco neanche a capire cosa mi dice. Ha una protesi dentaria rotta che le balla in bocca, le mani gonfissime con unghie talmente lunghe e sporche da testimoniare inequivocabilmente che non fa assolutamente nulla tutto il giorno. Dopo quell’incontro, si fa forte il desiderio di iniziare il servizio anche dentro quel carcere. Così, con fratel Francesco formiamo un gruppetto e chiediamo di diventare assistenti volontari. Ormai seguiamo stabilmente tutti i detenuti stranieri che si susseguono a piazza Lanza (mediamente 30) teniamo i rapporti con le loro famiglie, con i loro avvocati, con i magistrati di sorveglianza, con gli educatori.

Infine, pochi mesi fa mi telefona inaspettatamente il Direttore del carcere di Alta Sicurezza di Bicocca per chiedere la nostra collaborazione con i detenuti stranieri di quell’Istituto. Da qualche settimana fratel Francesco ed io incontriamo anche 15 detenuti di Alta Sicurezza che fanno parte ormai della nostra “famiglia”.

Dimenticavo: adesso Sonia vive in una casa famiglia, è libera dalle 7 alle 21, non prende da tempo alcun farmaco, viene quotidianamente al Centro Astalli a fare volontariato, ride, cucina couscous per tutti e presto avrà nuovi denti bellissimi. Hicham invece è tornato in Marocco, studia, mi scrive lettere commoventi che conservo come una reliquia e mi fa scrivere anche dalla sua mamma, ovviamente in arabo, ma tanto c’è Abdul che traduce tra una lacrima e l’altra.

Elvira Iovino

7 giugno 2013