Ad un anno dall’accordo con la Turchia, troppi i rifugiati a cui è impedito l’accesso in Europa.

Un anno fa l’Europa firmava il vergognoso accordo con la Turchia, calpestando così 60 anni di storia europea incardinata sul rispetto dei diritti umani, della solidarietà e della pace tra i popoli.

Migliaia di migranti in fuga dalla guerra in Siria sono rimasti bloccati in un limbo, senza possibilità di raggiungere l’Europa, dove in molti casi già vivono dei familiari. A molti di loro, che sono per la maggioranza donne e bambini, è stata di fatto negata la possibilità di andare a scuola, di avere accesso alle cure mediche, ad un’accoglienza dignitosa e a percorsi di integrazione.

P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli: “A somiglianza di quell’accordo che viola molte delle convenzioni internazionali tra cui quella di Ginevra sullo status di rifugiato, l’Europa inspiegabilmente cerca di stipulare accordi analoghi con altri paesi:  ad esempio la Libia, dove le condizioni di sicurezza e stabilità sono ben  peggiori di quelle della Turchia.

Trincerarsi dietro muri reali e o politici infligge inevitabilmente un duro colpo al progetto di un’Europa casa comune a cui in molti in passato hanno guardato con ammirazione”.

Alla vigilia delle celebrazioni per i 60 anni della firma dei Trattati di  Roma il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali:

-  di creare vie legali d’accesso al continente europeo per i richiedenti asilo e rifugiati;

- di lavorare per un’equa distribuzione all’interno dei propri territori di quote proporzionali di rifugiati;

- di attivare immediatamente processi di pace che contribuiscano a trovare soluzioni durature per le principali crisi umanitarie oggi in corso nello scenario internazionale.

17 marzo 2017